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Sant’Elena e la Vera Croce: storia o leggenda?

Nel Medioevo si verificò, soprattutto con l’affermazione della religione cristiana, la diffusione dei pezzi della Vera Croce, portando numerosi posti, spesso sperduti in tutta Europa a divenire mete di pellegrinaggio. A seguito del presunto ritrovamento da parte di Sant’Elena imperatrice, della Vera Croce, vari pezzi sarebbero stati staccati e portati letteralmente in tutto il mondo, anche se già all’epoca, quindi già nel Medioevo, molti erano scettici su questo ritrovamento che non diversamente da oggi aveva portato ad un’esplosione delle conversioni, ma secondo altri invece i frammenti di Croce erano autentici tanto da compiere miracoli. A rafforzare tale credenza c’era poi il fatto che a fare la scoperta era stata la madre di Costantino, a sua volta convertitosi al cristianesimo e non poteva essere solo una coincidenza.

Vale allora la pena intraprendere questo straordinario viaggio indietro nel tempo per assistere al tramonto degli dei pagani e della supremazia dell’Impero Romano per assistere all’alba di un’epoca millenaria come il Medioevo.

Elena, madre di Costantino

Flavia Giulia Elena (dal lat. Flavia Iulia Helena; Elenopoli, 248 ca – Treviri, 329 d.C.) è stata augusta [1] dell'Impero romano, concubina dell'imperatore Costanzo Cloro e madre dell'imperatore Costantino I. I cristiani la venerano come sant'Elena Imperatrice.

I dati biografici di questo personaggio sono piuttosto scarsi, la sua nascita è collocata a Drepanum in Bitinia nel golfo di Nicomedia (attuale Turchia); suo figlio Costantino rinominò poi la città in Helenopolis ("città di Elena") in suo onore, cosa che ha condotto successive interpretazioni ad indicare Drepanum come luogo di nascita di Elena. Il vescovo e storico Eusebio di Cesarea [2], autore di Vita di Costantino, afferma che Elena aveva 80 anni al suo ritorno dalla Palestina, riferendosi ad un viaggio avvenuto probabilmente nel 328 d.C.;. Le fonti del IV secolo, che seguono il Breviarium ab Urbe condita di Eutropio [3], affermano che era di bassa condizione sociale. Aurelio Ambrogio [4] è il primo a chiamarla stabularia, un termine traducibile come "ragazza addetta alle stalle" o come "locandiera"; nell'uso di Ambrogio si tratta di una virtù, in quanto il vescovo di Milano la definisce una bona stabularia, "buona locandiera". Altre fonti, specie quelle scritte dopo l'elevazione al trono imperiale di Costantino, ignorano la sua condizione sociale.

Non è noto quando Elena incontrò il suo futuro compagno, Costanzo Cloro [5]. Lo storico Timothy Barnes ha suggerito che l'incontro ebbe luogo quando Costanzo, all'epoca al servizio dell'imperatore Aureliano, era stazionato in Asia minore per la campagna contro il Regno di Palmira [6]; Barnes pone l'attenzione su di un epitaffio ritrovato a Nicomedia e riguardante uno dei protectores dell'imperatore, un possibile indizio della presenza di Aureliano in Bitinia poco dopo il 270 d.C.

L'esatta natura legale del loro legame è sconosciuta. Le fonti non sono concordi su questo punto, alle volte chiamando Elena "moglie" di Costanzo e alle volte riferendosi a lei come "concubina. Girolamo, forse confuso dalla terminologia vaga delle sue fonti, si riferisce a lei in entrambi i modi, non sarebbe strano se Elena sia stata entrambe le cose realmente, prima concubina e poi moglie, seguendo così una prima parte della sua vita similmente ad un’altra imperatrice che venne dopo di lei, Teodora. In tal caso la sua origine sarebbe da collocarsi, nella gerarchia sociale, in basso e quindi sarebbe di umili natali, elevatasi poi al rango di imperatrice dopo essere stata a lungo la concubina di colui che diventerà suo marito. In merito a questo, alcuni studiosi sostengono che Elena e Costanzo fossero legati da un matrimonio de facto, non riconosciuto dalla legge, mentre altri affermano che si trattasse di un matrimonio in piena regola, in quanto le fonti che sostengono questo tipo di relazione sono le più affidabili. Sposati legalmente o no, il loro matrimonio non durò molto e si sciolse quando Costantino era già adulto.

Elena diede alla luce Costantino nel 272 d.C. (a 24 anni). Nel 293 d.C. (quindi quando Elena era già in età avanzata per l’epoca, a 45 anni e dopo almeno 20 anni di unione) Costanzo dovette lasciare Elena per volere di Diocleziano [7] e sposare la figliastra dell'imperatore Massimiano [8], Teodora, allo scopo di cementare con un matrimonio dinastico l'elevazione di Costanzo a cesare di Massimiano all'interno della tetrarchia.

I sentimenti dei due sposi, Elena e Costanzo, non sono stati tanto considerati dalla storia e dalle cronache del tempo poiché che essi fossero innamorati o meno, un matrimonio come quello che conferiva il rango di Cesare era per Costanzo un passo troppo importante da non poterlo fare.

Lontano dalle corti imperiali

Elena non si risposò, e visse lontano dalle corti imperiali, sebbene fosse vicina a Costantino, che per lei aveva un affetto particolare. Costantino fu proclamato imperatore nel 306 d.C., dopo la morte di Costanzo. È probabile che in questo periodo Elena abbia seguito il figlio. Inizialmente Costanzo pose la sua capitale a Treviri [9]: qui si trova il palazzo imperiale con un affresco in cui forse è raffigurata Elena; inoltre esiste una tradizione medioevale su Elena nella zona intorno all'antica capitale romana.

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Figura 1 - Rovine delle terme imperiali a Treviri.

Successivamente Costantino si stabilì a Roma: qui la presenza di Elena è legata al fundus Lauretus, nella zona sud-orientale della città antica, dove sorse il palatium Sessorianum, la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro a lei riconducibile, con l'annesso mausoleo di Elena in cui fu poi sepolta.

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Figura 2 – chiesa dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano (RM)

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Figura 3 – Mausoleo di Elena. Il mausoleo di Elena è un monumento funerario di età romana che si trova a Roma, lungo la via Casilina, corrispondente al III miglio dell'antica via Labicana.

Elena godette dell'ascesa al potere del figlio, che nel 324 d.C. la onorò del titolo di augusta; in suo nome furono coniate pure molte monete, in cui Elena era la personificazione della Securitas ("sicurezza") dello stato.

 

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Figura 4 - Statua di Elena ai Musei Capitolini a Roma

La conversione di Costantino, verso gli inizi del Medioevo cristiano

Esiste una tradizione, legata all'Actus Sylvestri, che vuole che Elena fosse ebrea, ma si tratta di una versione non condivisa dagli storici moderni. Dopo l'avvicinamento di Costantino al Cristianesimo, anche Elena si convertì alla religione orientale: secondo Eusebio fu Costantino stesso a convertirla.

A questo punto conviene fare una piccola parentesi su Costantino. Egli fu una delle figure più importanti dell'Impero romano che riformò largamente e dove favorì la diffusione del cristianesimo. Tra i suoi interventi più significativi, la riorganizzazione dell'amministrazione e dell'esercito, la creazione di una nuova capitale a oriente (Costantinopoli) e la promulgazione dell'Editto di Milano [10] sulla libertà religiosa. Sicuramente egli fu un personaggio importantissimo dal punto di vista politico e militare poiché quelli che apportò non furono cambiamenti da poco, ma quanto alla religione ed al suo cambiamento orientato al cristianesimo, gli storici sono tra loro in disaccordo. La questione centrale non è se Costantino fosse divenuto o meno cristiano, ma se la conversione non sia più una mossa politica che non una maturazione interna della persona.

In alternativa all'opinione tradizionale, secondo cui Costantino si sarebbe convertito al cristianesimo poco prima della battaglia di Ponte Milvio [11], è stata, invece, asserita una sua costante adesione al culto solare, mettendo in dubbio perfino il battesimo in punto di morte. Secondo altri, poi, la religione sarebbe stata per

Costantino un puro e semplice strumentum regni. Lo storico svizzero Jacob Burckhardt, ad esempio, afferma: «nel caso di un uomo geniale, al quale l'ambizione e la sete di dominio non concedono un'ora di tregua, non si può parlare di cristianesimo o paganesimo, di religiosità o irreligiosità consapevoli: un uomo simile è essenzialmente areligioso, e lo sarebbe anche se egli immaginasse di far parte integrante di una comunità religiosa». Secondo altri ancora, poi, occorre distinguere fra convinzioni private e comportamento pubblico, vincolato dalla necessità di conservare il consenso delle proprie truppe (se non dei propri sudditi), qualunque ne fosse l'orientamento religioso. Da questo punto di vista è utile distinguere fra il comportamento di Costantino antecedente e quello successivo alla battaglia di Crisopoli [12], grazie alla quale conseguì il dominio assoluto sull'impero. Che Costantino si sia progressivamente avvicinato al cristianesimo sono comunque d'accordo molti conoscitori di quell'epoca. Va poi tenuto anche conto del fatto che la popolazione cristiana era circa il 10% del totale nel futuro Impero Romano d'Occidente.

Nel III secolo la religione pagana si era fortemente trasformata: sulla spinta della insicurezza dei tempi e dell'influsso dei culti di origine orientale, le sue caratteristiche pubbliche e ritualistiche avevano sempre più perso di significato di fronte ad una più intensa e personale spiritualità. Si era andato diffondendo un sincretismo [13] venato di monoteismo e si tendeva a vedere nelle immagini degli dei tradizionali l'espressione di un unico essere divino.

Costantino fu certamente il primo a comprendere l'importanza della nuova religione cristiana per rafforzare la coesione culturale e politica dell'impero romano. Una presa d'atto aspramente criticata dallo storico illuminista Edward Gibbon, autore di Storia del declino e della caduta dell'Impero romano (opera composta tra il 1776 ed il 1788), che dà di Costantino un giudizio estremamente negativo, sostenendo che neppure Caligola o Nerone fecero più danni all' impero di Costantino.

Costantino inoltre cominciò a far coniare monete dove sempre più spesso c’era un riferimento ad una divinità, senza specificazioni sull’identità della divinità stessa, il che fa capire come Costantino, credente o no, intendesse svolgere un ruolo non solo politico, militare e sociale, ma anche religioso. Questo non avveniva solo per la religione cristiana, ma anche nell'ambito di altri culti. Egli infatti mantenne la carica di pontefice massimo della religione pagana; carica che era stata di tutti gli imperatori romani a partire da Ottaviano. Lo stesso fecero i suoi successori cristiani fino al 375, quasi un secolo prima della fine dell’Impero Romano di Occidente e l’inizio ufficiale del Medioevo cristiano occidentale.

L’adesione di Costantino al cristianesimo così potrebbe essere paragonata alla sua adesione a tutti gli altri culti presso i quali, egli in un modo o nell’altro, aveva una funzione religiosa. La teoria dell’adesione al cristianesimo come strumentum regni non sarebbe poi tanto errata, considerando che prima di lui i cristiani avevano subito dagli imperatori romani le più aspre persecuzioni. Il fatto che Costantino avesse permesso la libertà di religione, compresa quella cristiana, può essere interpretato come uno strumentum regni in molti sensi: non solo per tenere a bada il 10% della popolazione di religione cristiana, ma probabilmente anche per avere in essa una qualche funzione, esattamente come in tutte le altre. Godendo della protezione imperiale il cristianesimo ebbe modo di diffondersi in tutto il Mediterraneo e l’Europa occidentale. La politica di tolleranza religiosa, l’avvicinamento al cristianesimo, ma non solo, il rappresentare perfino sulle monete una divinità unica e poi si aggiunga la vittoria di Ponte Milvio che Costantino attribuì favorita dal Dio cristiano porta a formulare una nuova ipotesi, che si ritroverà per tutto il Medioevo: il potere del re derivato da Dio, infatti Costantino si riteneva un prescelto e la sua visione prima della vittoria di Ponte Milvio, vera o leggendaria che sia, lo conferma.

In hoc signo vinces

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Figura 5 - Sogno di Costantino e vittoria a Ponte Milvio da un manoscritto delle omelie di Gregorio Nazianzeno (879-882, Biblothèque nationale de France)

Dal punto di vista militare l’esercito di Costantino a Ponte Milvio era eterogeneo, comprendendo anche prigionieri di guerra di diverse etnie, ma era anche numericamente inferiore rispetto quello di Massenzio: 98.000 unità contro le quasi 200.000 di Massenzio. A favorire la vittoria di Costantino fu probabilmente la strategia militare. Costantino condusse il suo esercito contro le forze di Massenzio, che aveva erroneamente posizionato i propri armati con alle spalle il fiume. Costantino, dopo aver condotto un lungo combattimento contro le ali dell'esercito di Massenzio, e di averle travolte, constatò che la fanteria nemica era scoperta sulle ali, e la caricò. La fanteria si ritirò, mentre i pretoriani, essendo in posizione sul fiume, avevano deciso di resistere fino all'ultimo. Dopo un lungo ed aspro combattimento, che si sarebbe svolto in località Saxa Rubra, le truppe di Massenzio subirono una completa disfatta: mentre gli uomini volgevano in una fuga disordinata l'imperatore tentò di mettere tra sé ed i nemici il Tevere, finendo però per annegare nelle sue acque, durante il crollo del ponte che i suoi ingegneri militari avevano costruito a Ponte Milvio. Il corpo di Massenzio fu ritrovato e la sua testa fu portata in parata dalle truppe vittoriose di Costantino. Una vittoria fortunatissima considerando le scarse possibilità di riuscita da parte di Costantino. Egli attribuì la vittoria al segno ricevuto in sogno dal Dio dei cristiani.

L'episodio è raccontato soltanto dalla Vita di Costantino, un'opera del vescovo Eusebio di Cesarea, stretto collaboratore di Costantino dal 325 d.C. anche se di questa storia ne esistono diverse versioni successive. Eusebio stesso mostra un certo scetticismo, dichiarando di credervi solo perché l'imperatore stesso glielo aveva riferito sotto giuramento. Secondo il racconto di Eusebio, scritto subito dopo la morte dell'imperatore, Costantino I si orientò verso il monoteismo quando ancora si accingeva a venire a Roma per combattere contro Massenzio. Rivoltosi in preghiera alla divinità, poco dopo mezzogiorno fu testimone, lui e il suo esercito, di un evento celeste prodigioso, l'apparizione appunto di un incrocio di luci sopra il sole e della scritta "τούτῳ νὶκα". Nella notte successiva gli sarebbe apparso Cristo, ordinandogli di adottare come proprio vessillo il segno che aveva visto in cielo. Nei giorni successivi Costantino avrebbe chiamato dei sacerdoti cristiani per essere istruito su una religione, il cui contenuto gli era ancora sconosciuto. Costantino inoltre avrebbe fatto precedere le proprie truppe dal labaro imperiale [14] con il simbolo cristiano del Chi-rho, detto anche monogramma di Cristo, formato dalle lettere XP (che sono le prime due lettere greche della parola ΧΡΙΣΤΟΣ cioè "Christos") sovrapposte. Sotto queste insegne i soldati sconfissero l'avversario.

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Figura 6 - rappresentazione simbolica della resurrezione di Cristo con un esempio di Chi-Rho. Pannello da un sarcofago romano senza palpebre del tipo "Passion", ca. 350 d.C. Dagli scavi della duchessa di Chablais a Tor Marancia, 1817-1821. Attualmente si trova nei musei vaticani.

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Figura 7 - Scultura romanica in Santa Maria de l'Assumpció de Cóll, La Vall de Boí, Spagna

Se la conversione fosse uno strumentum regni, senza alcuna convinzione personale della persona, non sarebbe strano se il sogno fosse stato una pura invenzione dell’imperatore e un’altra strategia per attribuirsi se non origini divine, come faranno i Merovingi dell’Alto Medioevo, ma almeno assicurarsi una predilezione da parte di un Dio benevolo e paterno nei confronti dei suoi figli. Con o senza sogno, la fortunata vittoria di Costantino lo poterà a diventare l’unico e indiscusso imperatore dell’Impero Romano d’occidente avendo sconfitto non solo un avversario, ma Massenzio, il figlio dell’imperatore romano Massimiano, lo stesso che portò Costanzo a lasciare Elena, la madre amata di Costantino.

Coincidenze? Vendette covate da tempo ed elaborate? Ambizione sfrenata? Raggiungimento di un piano materno? Può trattarsi, se pur improbabilmente di una serie fortunata di coincidenze mentre è improbabile che tutto questo Costantino lo abbia fatto per seguire un piano della madre, la quale non dimentichiamolo è una Santa. Ammettendo ipoteticamente la serie fortunata di coincidenze, sarebbe più che realistico se Costantino avesse ambito a governare su un territorio tanto ampio, essendoselo conquistato e trovando politicamente la tetrarchia un’instabile sistema di governo dove il matrimonio era la sola soluzione pratica per garantire il potere ad una persona sola. Suo padre, avendo sposato la figliastra dell’altro imperatore, morto questi, avrebbe potuto benissimo governare per diritto su un unico vasto impero, invece la tetrarchia rimase sia durante la vita sia dopo la morte di Costanzo [15], quando fu Costantino a diventare imperatore. La tetrarchia andò duramente in crisi dopo la battaglia di Ponte Milvio poiché erano già morti sia Massimiano sia suo figlio.

Costantino (quanto a vita privata) non fece diversamente dal padre. Sposò in prime nozze Minervina [16], che gli diede un figlio, Crespo, ma poi la lasciò (le fonti in merito non sono certe perché essa poteva essere già morta) per sposare Fausta [17], figlia di Massimiano, una scelta politica al fine probabilmente di rafforzare i legami con gli altri tetrarchi. Voluto come legame tra Costantino e il tetrarca, per rafforzarne l'alleanza, il matrimonio di Fausta fu messo alla prova da due eventi tragici, avvenuti a seguito dei contrasti di Costantino con il padre e il fratello di Fausta: nel 310 d.C., fu Fausta a svelare il complotto di Massimiano contro Costantino, il quale farà uccidere il suocero; nel 312 d.C., invece, all'indomani della vittoriosa Battaglia di Ponte Milvio, Costantino fece mettere la testa del fratello Massenzio su di una lancia e la fece girare per la città. Non è troppo dubbia a questo punto la vendetta contro Massimiano e la sua famiglia, covata da parte di Costantino, per la separazione dei genitori, ma non solo, per aver cospirato contro di lui. Se le ragioni del cuore prevalgano in questi eventi, che sanno tanto di vendetta, su quelli politici non è dato saperlo. Nel 326 d.C. secondo alcune fonti avrebbe accusato il figliastro Crispo, figlio della prima moglie di Costantino Minervina, di averla voluta sedurre e lo fece mettere a morte (probabile mossa politica di una donna ambiziosa, probabilmente, che mirava all’impero per i suoi figli, temendo che Costantino designasse il figlio di primo letto). Poco dopo Costantino, convintosi dell'innocenza del figlio, l'avrebbe fatta morire affogandola in un bagno portato ad una temperatura più alta del normale. Secondo una diversa versione, la sua morte venne invece causata dal sospetto di adulterio. Fausta subì la damnatio memoriae [18]. Crispo [19] non succedette al padre sul trono imperiale. Fu fatto giustiziare dal padre stesso nel 326 d.C.

Si dice che Costantino, dopo la battaglia di Ponte Milvio, fece dono a papa Silvestro I dello splendido Palazzo Laterano (di proprietà della moglie Fausta), consegnando così al papa romano la città di Roma e dando avvio, con quell'atto di devoluzione, al potere temporale dei papi, ma la cosiddetta Donazione di Costantino (nota in latino come "Constitutum Constantini", ossia "decisione", "delibera", "editto") è un documento apocrifo conservato in copia nelle Decretali dello Pseudo-Isidoro (IX secolo) e, come interpolazione, in alcuni manoscritti del Decretum di Graziano (XII secolo). Il filologo italiano Lorenzo Valla dimostrò in modo inequivocabile come il documento fosse un falso. Dietro quella donazione, probabilmente c'era già il vasto disegno politico non tanto di favorire la supremazia del Cristianesimo come farà Teodosio alla fine del IV secolo (391 d.C.), quanto di evitare che l'Impero fosse disgregato da tensioni religiose tra i culti pagani tradizionali ed il nuovo culto rappresentato dal Cristianesimo. In tal caso sarebbe confermata la teoria della conversione o dell’apertura al cristianesimo come manovra politica. Costantino perseguiva probabilmente il proposito di riavvicinare i culti presenti nell'impero, nel quadro di un non troppo definito monoteismo imperiale. Le festività religiose più importanti del cristianesimo e della religione solare furono fatte coincidere. Il giorno natale del Sole e del dio Mitra, il 25 dicembre, fu sostituito con quello della nascita di Gesù [20]. Nel 321 d.C. fu introdotta la settimana di sette giorni e fu decretato come giorno di riposo il die solis (corrispondente alla nostra domenica, è allora una coincidenza che il nome inglese della domenica sia Sunday, cioè “giorno del sole”?).

Costantino morì il 22 maggio 337 [21], mentre preparava una campagna militare contro i Sasanidi: non nominò il suo successore, ma la situazione vedeva il potere spartito tra i suoi tre figli cesari Costante I, Costantino II e Costanzo II e due nipoti Dalmazio e Annibaliano.

Costantino non ricevette il battesimo cristiano, se non forse in punto di morte: il suo consigliere, il vescovo ariano Eusebio di Nicomedia, racconta, infatti, di averlo battezzato egli stesso. Alcuni storici, però, ritengono che questo racconto possa essere stato fatto per motivi politici e propagandistici. Il battesimo ricevuto sul letto di morte da catecumeno era comunque un'usanza del tempo, quando non esistendo ancora il sacramento della confessione si preferiva annullare tutti i propri peccati prima della morte, che avveniva così in albis.

Che sia stato per convinzione personale o per calcolo politico, Costantino appoggiò comunque la religione cristiana, costruendo basiliche a Roma, Gerusalemme e nella stessa Costantinopoli; conferì alle chiese il diritto di ricevere beni in eredità e quelle maggiori furono dotate di vaste proprietà; diede ai vescovi privilegi e poteri giudiziari; concesse gli episcopalis audientia [22].

A Costantino è attribuita anche un'ingente donazione (detta infatti Donazione di Costantino) in favore della Chiesa, che sarebbe stata dettata nell'anno 324, ma come già detto, in realtà il documento di tale donazione è stato provato essere falso dall'umanista Lorenzo Valla. La sua redazione risale al periodo dell'iconoclastia, quando il papato voleva difendersi dal cesaropapismo degli imperatori bizantini.

La politica di Costantino aveva mirato a creare una base salda per il potere imperiale nella stessa religione cristiana, di cui era dunque importantissima l'unità: per questo motivo, pur non essendo battezzato, indisse diversi concili, come "vescovo di quanti sono fuori della chiesa". Il primo fu quello convocato ad Arelate (Concilio di Arles), in Francia nel 314 d.C., che confermò una sentenza emessa da una commissione di vescovi a Roma, che aveva condannato l'eresia donatista, intransigente nei confronti di tutti i cristiani che si erano piegati alla persecuzione dioclezianea: in particolare si trattava del rifiuto di riconoscere come vescovo di Cartagine Cipriano, il quale era stato consacrato da un vescovo che aveva consegnato i libri sacri. Ancora nel 325 d.C., vi fu un altro concilio, a Nicea il primo concilio ecumenico, che lui stesso inaugurò, per risolvere la questione dell'eresia ariana: Ario, un prete alessandrino sosteneva che il Figlio non era della stessa "sostanza" del padre, ma il concilio ne condannò le tesi, proclamando l'omousia, ossia la medesima natura del Padre e del Figlio. Il concilio di Tiro del 335 d.C. condannerà tuttavia Atanasio, vescovo di Alessandria, il più accanito oppositore di Ario, soprattutto a causa delle accuse politiche che gli vennero rivolte. Per la sua sepoltura l'imperatore fece costruire un mausoleo vicino alla chiesa dei Santi Apostoli, tra le reliquie di questi ultimi. Costantino è considerato santo dalla chiesa cristiana ortodossa (ma non dalla Chiesa cattolica), che secondo il Sinassario Costantinopolitano lo celebra il 21 maggio assieme alla madre Elena. La santità di Costantino non è riconosciuta dalla chiesa cattolica, mentre quella di Elena sì.

Tornando ad Elena, a questo punto, dopo aver considerato la questione cristiana di Costantino, vale la pena chiedersi se fosse stato davvero lui a convertirla, o piuttosto, se sia stata lei stessa a convincersi e convertirsi e che poi abbia tentato di trasmettere la conversione al figlio. È difficile dire o anche solo ipotizzare che Elena abbia avuto qualche influenza diretta nelle scelte politico-religiose del figlio, il quale doveva amarla molto, ma era al tempo stesso probabilmente diviso da altre questioni di natura politica più che religiosa. Se ad Elena è dovuta qualche influenza su Costantino, tale influenza deve essere stata sicuramente indiretta, accolta da Costantino ma elaborata in altri sensi. Anche ipotizzando che Elena si sia convertita per prima, ella avrebbe agito rispettando il principio del libero arbitrio del figlio.

Elena è legata, nella tradizione cristiana, al suo presunto ritrovamento della "vera croce", il patibolo su cui morì Gesù, in occasione del suo viaggio in Palestina. Probabilmente non fu lei ad effettuare la scoperta, ma il fatto che Eusebio di Cesarea abbia descritto il suo viaggio in Oriente come un pellegrinaggio, e quindi abbia attestato la presenza di Elena a Gerusalemme, fece probabilmente collegare la madre del primo imperatore romano cristiano al ritrovamento della reliquia. Poiché vi sono diverse attestazioni del culto della croce nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme nella prima metà del IV secolo, la leggenda del suo ritrovamento da parte di Elena dovette nascere in quel periodo e diffondersi molto rapidamente. Sono infatti tre le versioni del ritrovamento della reliquia: una in cui la scoperta è da attribuirsi alla sola Elena, una in cui il ritrovamento fu effettuato da una presunta imperatrice del I secolo, Protonike, e una in cui Elena avrebbe ricevuto aiuto dall'ebreo Giuda, poi convertitosi e battezzato Ciriaco (Kyriakos). Fu quest'ultima versione ad avere maggior successo, probabilmente per la sua vena anti-giudaica. Secondo altre fonti ancora, in lingua inglese, Elena fece molto di più del ritrovamento.

Costantino, come detto in precedenza, nominò sua madre Elena Augusta Imperatrix, e le diede accesso illimitato al tesoro imperiale, in tal modo, Elena, nell’ipotesi che si sia interessata e poi convertita quando il figlio era ancora in vita, avrebbe avuto la concreta possibilità di operare promuovendo la costruzione di chiese e di intraprendere pellegrinaggi. Nel tra il 326 ed il 328 d.C. Elena intraprese un viaggio presso i luoghi santi della Palestina. Secondo Eusebio di Cesarea fu responsabile della costruzione di due chiese, la Chiesa della Natività a Betlemme, e la Chiesa sul Monte degli Ulivi, i siti della nascita di Cristo e della sua Ascensione. Una leggenda locale attribuisce la fondazione di ordini da parte di Elena e la costruzione di una chiesa in Egitto per identificare il roveto ardente del Sinai. La cappella a Monastero di Santa Caterina - spesso definito come la Cappella di S. Elena, è datata all'anno 330 d.C.

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Figura 8 – Chiesa della Natività a Betlemme

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Figura 9 - Questa stella d'argento, sotto l'altare nella Grotta della Natività, indica il luogo creduto esse quello della nascita di Gesù.

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Figura 10 – La chiesa del Monte degli Ulivi

A Gerusalemme l'imperatore Adriano aveva costruito un tempio dedicato, secondo resoconti contrastanti, a Venere o Giove, sopra il luogo della tomba di Gesù, nei pressi del Calvario e l’aveva ribattezzata la città Aelia Capitolina. Elena ordinò la demolizione del tempio e, secondo la leggenda che sorse alla fine del IV secolo, durante gli scavi per la riparazione della Grotta del Santo Sepolcro, avvenne il recupero di tre differenti croci. Secondo testimonianze dell’epoca, Elena aveva 78 anni e quando toccò le prime due croci non avvenne nulla, ma toccato la terza e ultima croce improvvisamente sembrò rinvigorita, guarita (Elena morì a 80 anni circa, un’età veneranda all’epoca dei romani). Elena dichiarò che la terza croce fosse indubbiamente la Vera Croce. Sul sito della scoperta, Costantino fece costruire la Chiesa del Santo Sepolcro e quelli su altri siti rilevati da Elena.

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Figura 11 - Ritrovamento della vera croce, Jan van Eyck

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Figura 12 – Chiesa del Santo Sepolcro

Elena avrebbe trovato anche i chiodi della crocifissione. Elena lasciò Gerusalemme e le province orientali nel 327 d.C. per tornare a Roma, portando con sé gran parte della Vera Croce ed altre reliquie. Il suo palazzo è stato poi convertito nella Basilica della Santa Croce in Gerusalemme (Roma). Questa è stato conservata nei secoli dai monaci cistercensi nel monastero che è stato annesso alla chiesa.

Molti dei beni ritrovati da Sant'Elena sono ora a Cipro, dove ha trascorso qualche tempo durante il suo viaggio a Gerusalemme. Alcuni di essi sono una parte della tunica di Gesù Cristo, i pezzi della Santa Croce, e alcuni pezzi della corda con cui è stato legato Gesù sulla Croce.

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Figura 13 - Basilica di Santa Croce in Gerusalemme (RM)

Nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, costruita sul palatium Sessorianum appartenuto ad Elena, sono custodite delle reliquie che sarebbero state portate da Elena dalla Palestina, secondo la tradizione; oltre alla croce, infatti, Elena avrebbe trovato la croce di uno dei due ladroni, la spugna imbevuta d'aceto, parte della corona di spine, un chiodo della croce nonché il titulus crucis [23].

È festeggiata dalla Chiesa cattolica il 18 agosto, ed il 21 maggio dalla Chiesa ortodossa, come sant'Elena Imperatrice.

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Figura 14 - La testa di Elena nella cripta della cattedrale di Treviri

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Figura 15 – Costantino e sua madre Elena in una chiesa ortodossa dove anche lui viene celebrato come santo

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Figura 16 – Manoscritto italiano anonimo del IX secolo. Ritrovamento delle croci da parte di Elena

Leggenda o storia?

La vicenda di Sant’Elena è storica anche se il ritrovamento da parte sua della Croce hanno fatto nascere in epoca medievale diverse leggende su di lei, che spesso la fanno confondere con un’altra Elena, che però in lingua celtica si traduce in Elaine e che ha un’altra storia.

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Figura 17 - Sant’Elena imperatrice da Costantinopoli, di Cima da Conegliano (1495)

È festeggiata dalla Chiesa cattolica il 18 agosto, ed il 21 maggio dalla Chiesa ortodossa, come sant'Elena Imperatrice.

Fonti bibliografiche

Note

[1] Augusta fu un titolo imperiale romano; era la forma femminile del titolo augusto, e veniva attribuito, di norma, alle mogli o alle parenti degli imperatori romani. A partire dal III secolo, venne affiancato dai titoli Mater patriae e Mater castrorum. Il titolo di augusta, sebbene simile al corrispettivo maschile, non portava con sé né l'imperium proconsolare né la potestà tribunizia; queste mancanze, unite al fatto che difficilmente una donna avrebbe potuto portare il titolo di imperator, rendevano impossibile l'esercizio effettivo e legale del potere per una augusta. Solo due sono i casi in cui una donna potrebbe aver regnato di proprio diritto: quando Caligola, ammalato, designò sua sorella Drusilla come successore e nel caso di Ulpia Severina, secondo alcuni storici imperatrice per un breve periodo dopo la morte del marito Aureliano.

[2] Eusebio di Cesarea (Cesarea in Palestina, 265 – 340) fu un vescovo, padre della Chiesa e scrittore di lingua greca.

[3] Eutropio (in latino: Eutropius; Bordeaux, ... – dopo il 387) è stato un politico, scrittore e un maestro di retorica romano.

[4] Aurelio Ambrogio, meglio conosciuto come sant'Ambrogio (Treviri, incerto 339-340 – Milano, 397), vescovo, scrittore e uomo politico, fu una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo. È venerato come santo da tutte le Chiese cristiane che prevedono il culto dei santi; in particolare, la Chiesa cattolica lo annovera tra i quattro massimi Dottori della Chiesa, insieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio I papa.

[5] Flavio Valerio Costanzo, meglio noto come Costanzo Cloro (latino: Flavius Valerius Constantius[1]; Illirico, 31 marzo 250 circa – Eboracum, 25 luglio 306), fu un imperatore romano (305-306) durante la tetrarchia e il padre di Costantino I.

[6] Il regno di Palmira, con capitale Palmira (l'attuale Tadmor in Siria), fu uno dei territori periferici dell'Impero romano che giunse a costituirsi come un vero e proprio stato secessionista, in seguito alle rivolte militari che caratterizzarono la crisi del III secolo. La città di Palmira, oasi lungo la via carovaniera che metteva in contatto l'oriente partico con i porti del Mediterraneo, aveva sviluppato la propria fortuna commerciale sulla neutralità tra i due imperi, spesso in lotta tra loro. L'oasi di Palmira era abitata da ricchi commercianti, già nel I secolo d.C., tanto da spingere Marco Antonio a farvi un'incursione con la cavalleria, che si concluse con un nulla di fatto.

[7] Gaio Aurelio Valerio Diocleziano (nato Diocle e noto più semplicemente come Diocleziano; Salona, 22 dicembre 244 – Spalato, 3 dicembre 311) è stato un imperatore romano che governò dal 20 novembre 284 al 1º maggio 305.

[8] Marco Aurelio Valerio Massimiano Erculio, noto più semplicemente come Massimiano (latino: Marcus Aurelius Valerius Maximianus Herculius; Sirmio, 250 circa – Massilia, luglio 310), fu cesare (dal luglio 285) e poi augusto (dal 1º aprile 286 al 1º maggio 305) dell'Impero romano. Condivise quest'ultimo titolo con il suo amico, co-imperatore e superiore Diocleziano, le cui arti politiche erano complementari alle capacità militari di Massimiano.

[9] Treviri /'trɛː vi ri/ (in tedesco: Trier, in francese: Trèves) è una città extracircondariale nella parte occidentale del Land tedesco della Renania-Palatinato.

[10] L'Editto di Milano (noto anche come Editto di Costantino, Editto imperiale di tolleranza o semplicemente Editto di tolleranza) fu un editto promulgato nel 313 a nome di Costantino I che allora era imperatore d'Occidente, e Licinio, imperatore d'Oriente, per porre ufficialmente termine a tutte le persecuzioni religiose e proclamare la neutralità dell'Impero nei confronti di ogni fede.

[11] La battaglia di Ponte Milvio ebbe luogo il 28 ottobre 312 tra Costantino I e Massenzio. La vittoria di Costantino segnò l'inizio di una nuova era per tutto l'impero. Costantino fu accolto trionfalmente a Roma e proclamato imperatore unico d'Occidente. Dedicò la sua vittoria al dio dei cristiani, di cui proibì le persecuzioni continuando una pratica iniziata dal 306 nelle province della Gallia e Bretagna. Sotto la sua protezione, il cristianesimo si sviluppò senza essere perseguitato mentre il clero acquisiva nuovi privilegi.

[12] La battaglia di Crisopoli fu combattuta il 18 settembre 324, presso Calcedonia, tra i due imperatori romani Costantino I e Licinio. La sconfitta di quest'ultimo fece di Costantino l'unico imperatore, ponendo così fine alla Tetrarchia.

[13] Sincretismo può essere considerata qualsiasi tendenza a conciliare elementi culturali, filosofici o religiosi eterogenei appartenenti a due o più culture o dottrine diverse.

[14] Il labaro era una insegna militare romana (un vexillum), che veniva utilizzata solo quando l'imperatore si trovava con l'esercito. Era costituito da un drappo quadrato, color porpora e con una frangia d'oro, attaccato a una lancia o a una lunga picca dorata per mezzo di una piccola asta trasversale. Sul drappo anticamente sarebbe stata ricamata con fili d'oro o dipinta un'aquila, simbolo di Giove.

[15] Con il ritiro degli augusti Diocleziano e Massimiano, divenne egli stesso augusto il 1º maggio del 305, scegliendo come proprio cesare e successore designato Flavio Valerio Severo. Tuttavia, alla sua morte l'anno seguente a Eboracum (York) durante una spedizione contro i Pitti e gli Scoti, le truppe proclamarono augusto il figlio Costantino che finì con il riunificare l'impero romano sotto il suo potere nel 324. Costantino fece cremare le spoglie paterne e le portò a Treviri, dove i resti del mausoleo di Costanzo Cloro sarebbero stati identificati nel 2003.

[16] Minervina (fine III secolo – prima del 307 d.C.) sposò l'imperatore romano Costantino I, quando questi era molto giovane, ed ebbe da lui un figlio, Crispo. Quando Costantino ebbe bisogno di rafforzare i suoi legami con i tetrarchi, sposò Fausta, figlia dell'imperatore Massimiano (307 d.C.). È possibile che Minervina fosse in tale occasione ripudiata, ma è più probabile che fosse già morta.

[17] Fausta fu figlia dell'imperatore romano Massimiano e sposò Costantino I (307 d.C.), entrando a far parte della dinastia costantiniana. Ebbe tre figli, Costantino II, Costanzo II e Costante I, tutti succeduti al padre. Nata e cresciuta a Roma, era la figlia più giovane di Massimiano ed Eutropia. Nel marzo 307 d.C. sposò Costantino I, probabilmente a Treviri: il marito era più vecchio di lei di almeno quindici anni.

[18] La locuzione in lingua latina damnatio memoriae indica un tipo di condanna, in uso nell'antica Roma, consistente nell'eliminazione di tutte le memorie e i ricordi destinati ai posteri. Una pena esemplare, impartita agli hostes, ossia ai nemici di Roma e del Senato, particolarmente odiati. Il suo contrario è l'apoteosi, che implica l'assunzione di onori divini dopo la morte. La damnatio memoriae ebbe un processo di degenerazione in età imperiale, giungendo a colpire anche dopo la loro morte persino la memoria degli imperatori spodestati o uccisi. La condanna comportava la cancellazione del nome nelle iscrizioni di tutti i monumenti pubblici, l'abbattimento di statue e monumenti onorari e lo sfregio dei ritratti presenti sulle monete. L'istituto continuò anche nel Medioevo, giungendo, anche a colpire la memoria di papi, in particolare di Papa Formoso.

[19] Nel 326 fu fatto giustiziare dal padre a Pola, poco prima della condanna a morte di Fausta; sono ignote le ragioni delle due esecuzioni, anche se viene ampiamente accettata una relazione tra i due fatti. Alcuni storici antichi sostengono che Crispo e Fausta avessero una relazione, o che Fausta avesse accusato ingiustamente Crispo di averla molestata, e che poi Costantino l'avesse punita. La sorte della moglie e dei figli di Crispo è ignota. Crispo fu colpito da damnatio memoriae. Questa tragedia familiare ha lasciato anche una traccia archeologica: nel duomo di Treviri sono stati rinvenuti i frammenti di un soffitto a cassettoni i cui riquadri erano stati dipinti con la raffigurazione dei membri della famiglia imperiale, probabilmente eseguito in occasione delle nozze di Crispo nella parte del palazzo a lui destinato. Successivamente il volto del principe fu cancellato, forse volutamente.

[20] La data di nascita di Gesù non è esplicitamente riportata né dai Vangeli, le principali fonti storiche su Gesù, né dalle altre fonti utili. Dato che i Vangeli la collocano negli ultimi anni del re Erode il Grande, vi è sostanziale accordo tra quasi tutti gli studiosi nel collocare la nascita di Gesù tra il 7-6 a.C. Secondo la maggior parte degli storici, infatti, Erode sarebbe morto nel 4 a.C., anche se vi sono state e vi sono tuttora ripetute proposte di altre date. La datazione tradizionale all'anno 1 a.C., il cui anno successivo è il primo del calendario giuliano-gregoriano risale al monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo. Questa datazione si discosta comunque solo di uno o due anni dalla datazione fornita dai Padri della Chiesa sin dal II-III secolo. L'istituzione della festa liturgica del Natale, come ricorrenza della nascita di Gesù, e la sua collocazione al 25 dicembre è tardiva (IV secolo). La tradizionale datazione al 25 dicembre si è sviluppata dunque secoli dopo la nascita di Gesù. il primo documento databile con certezza che attesta tale data (l'8º giorno alle calende di gennaio) risale al 336 d.C. L'indicazione di Ippolito di Roma, che la anticiperebbe di più di un secolo, viene da molti considerata un'interpolazione tardiva. Da alcuni studiosi viene poi indicato Sesto Giulio Africano (m. 240) come lo scrittore più antico che abbia sostenuto la nascita di Gesù al 25 dicembre. Come è ampiamente noto, la scelta di questo giorno non deriverebbe da una tradizione antica relativa all'effettivo giorno di nascita di Gesù, ma dal tentativo di "battezzare" la festa pagana del Sol Invictus, il "sole non vinto" o come sostengono le documentazioni su Costantino, di sostituire una festività pagana.

[21] Costanzo, che era impegnato in Mesopotamia settentrionale a supervisionare la costruzione delle fortificazioni frontaliere, si affrettò a tornare a Costantinopoli, dove organizzò e presenziò alle cerimonie funebri del padre: con questo gesto rafforzò i suoi diritti come successore e ottenne il sostegno dell'esercito, componente fondamentale della politica di Costantino. Durante l'estate del 337 d.C. si ebbe un eccidio, per mano dell'esercito, dei membri maschili della dinastia costantiniana e di altri esponenti di grande rilievo dello stato: solo i tre figli di Costantino e due suoi nipoti bambini (Gallo e Giuliano, figli del fratellastro Giulio Costanzo) furono risparmiati. Le motivazioni dietro questa strage non sono chiare: secondo Eutropio Costanzo non fu tra i suoi promotori ma non tentò certo di opporvisi e condonò gli assassini; Zosimo invece afferma che Costanzo fu l'organizzatore dell'eccidio. Nel settembre dello stesso anno i tre cesari rimasti (Dalmazio era stato vittima della purga) si riunirono a Sirmio in Pannonia, dove il 9 settembre furono acclamati imperatori dall'esercito e si spartirono l'Impero: Costanzo si vide riconosciuta la sovranità sull'Oriente, Costante sull'Illirco e Costantino II sulla parte più occidentale (Gallie, Hispania e Britannia). La divisione del potere tra i tre fratelli durò poco: Costantino II morì nel 340 d.C., mentre cercava di rovesciare Costante, e Costanzo guadagnò i Balcani; nel 350 d.C. Costante fu rovesciato dall'usurpatore Magnenzio, e Costanzo divenne unico imperatore.

[22] Le episcopalis audientiae furono i tribunali vescovili che sorserò allorché l'imperatore Costantino concesse alla Chiesa il diritto di foro. In un primo momento essi dovevano servire a dirimere le controversie fra clericali, ma successivamente fu concesso il loro utilizzo anche nei processi fra laici, purché le parti ne facessero espressamente richiesta. Questi tribunali si diffusero in modo particolare durante il Medioevo poiché la popolazione, confidando nell'aequitas e nella benevolentia della Chiesa, preferiva dirimere le proprie controversie in questa sede piuttosto che rivolgersi alla giustizia regia, la quale si estrinsecava in un processo inquisitorio i cui esiti potevano essere estremamente gravosi per la parte soccombente.

[23] Il titulus crucis è l'iscrizione, riportata dal Vangelo secondo Matteo, dal Vangelo secondo Giovanni e dal Vangelo secondo Luca , che sarebbe stata apposta sopra la croce di Gesù, quando egli fu crocifisso, per indicare la motivazione della condanna. L'esibizione della motivazione della condanna, infatti, era prescritta dal diritto romano. Il nome indica anche una reliquia conservata a Roma e costituita da una tavola di legno di noce, che secondo la tradizione sarebbe il cartiglio originario infisso sopra la croce. Nelle rappresentazioni artistiche della crocifissione si indica tradizionalmente come titulus le sole quattro lettere INRI, iniziali dell'espressione latina «Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum», che traduce il testo greco del vangelo di Giovanni.

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