Ricerca

ViMTraductor

Viandanti

InstaViM

La nuova pagina Instagram



Articoli più letti

Guigemar e il nodo d’amore

Il lai di Guigemar, scritto da Maria di Francia, tratta di tematiche molto care al pubblico delle corti medievali del XII secolo, tematiche che oggi lasciano indifferenti gli studenti che invece a mio parere dovrebbero acuire la loro attenzione su queste storie tanto antiche che hanno tanto da insegnare. Il lai infatti non è solo un componimento poetico in versi, contiene spesso tracce che rendono chiaramente un’idea di quella che era la mentalità del tempo in cui viene scritto e dei costumi, ma anche della cronaca del tempo e vi annuncio sin da ora che l’adulterio era al secondo posto sulla bocca della gente, se fossero esistiti già allora le gazzette ed i giornali li avremmo trovati in seconda pagina.

I temi dell’adulterio, dello scambio dei giuramenti amorosi e degli animali che parlano sono strettamente intrecciati tra loro in quanto nel lais di Guigemar la storia subisce una volta nel momento in cui il protagonista ferisce nel bosco una cerva; non solo magicamente la freccia torna indietro stile cartone animato, ferendo Guigemar, ma la cerva rimane comunque ferita e lo maledice dicendogli che non troverà la guarigione sino a quando non troverà anche una donna capace di farlo innamorare.

 

Gli è venuta voglia di andare a caccia;

la notte raduna i suoi cavalieri,

i cacciatori ed i valletti;

la mattina entra nella foresta,

poiché molto gli piace divertirsi così.

Si mettono sulle tracce di un grosso cervo e vengono sguinzagliati i cani.

I cacciatori corrono avanti mentre il giovane si attarda;

un valletto gli porta l’arco,

il pugnale e il cane;

se se ne presentava l’occasione, voleva tirare prima di allontanarsi di lì.

Nel folto di una grossa macchia ha visto una cerva col suo cerbiatto;

la bestia era tutta candida e corna di cervo portava sulla testa.

All’abbaiare del bracco uscì fuori:

egli tese l’arco e scoccò la freccia!

La colpì in fronte ed essa cadde di colpo;

la freccia però tornò indietro e trafisse Guigemar nella coscia fino al cavallo,

sì che subito dovette scendere giù:

cadde a terra sull’erba folta accanto alla cerva che aveva colpito!

La cerva che era ferita soffriva e si lamentava.

Poi si mise a parlare così:

«ahimè infelice! Sono finita!

E tu, cavaliere, che mi hai ferita, ecco qui il tuo destino:

mai potrai trovare una medicina, fatta di erbe o di radici!

Né medico né filtro ti potranno guarire dalla piaga che hai nella coscia,

fino a che ti risani colei che per amor tuo soffrirà pene e dolori così grandi,

che mai donna abbia sofferto e tu soffrirai altrettanto per lei;

di questo si meraviglieranno tutti quelli che amano ed hanno amato

o che poi ameranno ancora.

Vattene da qui, lasciami trovar pace »

(Guigemar, Lais di Maria di Francia vv. 75-120)

In realtà sarebbe presente anche un quarto elemento che fa sempre parte del “magico” ed è la presenza quasi provvidenziale della nave che porterà Guigemar al porto dove si trova la torre-prigione, in cui sta rinchiusa colei che, Maria di Francia lo lascia intuire, lo potrà guarire.

Il quarto elemento ed il terzo in realtà sono uno solo e quindi possiamo riassumere le caratteristiche del lais nello schema che fa seguito.

Una volta salito sulla nave provvidenziale, chiamiamola così, Guigemar ha modo di osservarla e tipico dei lais e dei romanzi medievali, la nave ha una descrizione che lascia il lettore senza fiato, illudendolo che mai i comuni mortali possano vedere nel corso breve della loro esistenza, una nave tanto bella. Le vele sono di seta, la nave è tutta nera fatta in ebano [1], un legno molto pregiato e non c’è tesoro che valga come quella nave.

Si tratta per altro di una nave deserta, senza nessuno a bordo e con solo un letto, ed anche qui i dettagli e le descrizioni non mancano, non vengono risparmiati termini per descrivere la sublimità del letto stesso:

 

in mezzo alla nave trovò un letto i cui montanti e spalliere

erano d’oro sbalzato al modo di Salomone e intarsiato di cipresso e bianco ebano.

La coperta che stava sopra era di seta intessuta d’oro.

Non so valutare le altre coltri,

ma vi dico solo questo del guanciale:

chi vi avesse posato la testa mai avrebbe avuto un capello bianco.

La coperta di zibellino [2] era foderata di porpora alessandrina.

(Guigemar, Lais vv. 172-182)

 

Il cavaliere si adagia sul letto, crolla esausto e ferito, spossato e poco dopo quando sembra riprendersi da una specie di svenimento ecco che la nave, senza sapere né come né perché è salpata e si trova in altro mare, si guida da sola o qualcuno o qualcosa di invisibile e magico la guidano.

È qui che ha inizio l’avventura del cavaliere, del protagonista. La nave approda in un porto vicino, guarda caso, alla torre dove sta rinchiusa la protagonista femminile del lais.

Prima di proseguire con la storia, Maria di Francia non manca di fare un’anticipazione di quella che è la vita della protagonista femminile, di cui non fa nemmeno il nome. Di Guigemar non vengono date indicazioni circa la sua età all’inizio della storia, viene solo detto che « all’età giusta suo padre lo mandò al servizio del re » e in epoca medievale questo avveniva intorno ai 12-14 anni, qui iniziava il vero apprendistato che portava il fanciullo a diventare un cavaliere; ritroviamo poi Guigemar probabilmente già adulto e deve avere circa 25 anni età in cui si diveniva maggiorenni. E così anche della protagonista femminile non vengono fornite indicazioni circa l’età, ci viene solo presentata come la signora, complemento che indica il suo status civile di donna sposata, mentre la ragazza che le fa da dama di compagnia è appunto una fanciulla e quindi non sposata. Della signora ci viene solo detto è sposata ad un uomo molto più vecchio che per gelosia l’ha rinchiusa a chiave in quella torre, una prigione d’oro, ma pur sempre una prigione e senza vie di fuga. A guardia della prigione dorata vi era un prete che « aveva perso le parti virili, altrimenti il signore non se ne sarebbe fidato». I presupposti per la protagonista di cedere al tradimento ci sono tutti qualora incontra Guigemar, ma è trattenuta da tante cose tra cui l’idea di commettere un grave peccato e di perdere la propria dignità, la paura di essere scoperta e magari uccisa dal marito vecchio e geloso. Guigemar viene soccorso dalla dama e dalla sua ancella e guarisce, ma mentre guarisce prende ad ammalarsi del male dei protagonisti dei romanzi medievali: l’Amore. L’autrice del lais non risparmia nulla e ci presenta il cavaliere come un moribondo in preda a deliri febbrili che fanno presagire il peggio e i suoi sospiri per amore di una donna in apparenza irraggiungibile. La protagonista femminile soffre a sua volta dello stesso male d’amore di Guigemar, sospira, non si dà pace e piange e maledice il prete che sta alla guardia della torre, il marito vecchio geloso, le convenzioni sociali e il galateo. Al diavolo il galateo, finalmente si decide ad andare dal cavaliere e dopo una serie di battute del tutto inutili e che servono solo a marcare i sentimenti dei due amanti, gli si concede, carnalmente e qui l’autrice non da mezzo dettaglio, dice solo:

 

« […] stanno assieme sdraiati e parlano e spesso si baciano e si abbracciano»

 

Di certo non si sono guardati solo negli occhi e dati bacini a fiori di labbra o abbracci casti, tutt’altro e questa situazione va avanti per un anno e mezzo senza che quel rimbambito del marito della donna si accorga di nulla, tuttavia il dubbio l’autrice lo instilla nel lettore e in prevenzione di una possibile soffiata i due amanti si fanno un giuramento che consiste in un nodo: un nodo così complicato che solo loro due possono scioglierlo, lei sulla camicia di lui e lui sulla cintura di lei.

Sfortuna vuole che i due siano scoperti proprio quel giorno e così il marito geloso e tradito interroga Guigemar e vorrebbe ucciderlo, ma per non si sa quale motivo decide di cercare la nave provvidenziale con cui Guigemar è arrivato, lo fa buttare dentro la stessa e la nave riparte per tornare nella terra di Guigemar. Or bene, vi aspetterete che i due amanti siano caduti in catalessi per il dolore, niente affatto, hanno superato la fase critica quando si sono congiunti carnalmente, hanno soddisfatto i loro più reconditi desideri, ora sta all’amore, se c’è davvero, lavorare per ricongiungere queste due anime in pena, ma non così tanto sofferenti come la prima volta.

Guigemar torna in Bretagna dove è nato e dove ritrova tutto quanto gli era caro, viene accolto come un miracolo e non mancano le solite proposte di matrimonio, ma questa volta per sposare Guigemar la fanciulla deve essere tanto brava da sapere sciogliere il nodo senza tagliarlo via dalla camicia. Questo nodo d’amore fa parlare di sé in lungo e in largo e la fila delle pretendenti si allunga sempre più, come la muraglia cinese.

 

Qui si interrompe la storia di Guigemar e l’autrice torna alla sua dama, quella “signora” schiava di un amore impossibile e prigioniera di un vecchio geloso che ha deciso, dietro buon consiglio di qualche suo simile, di chiudere la moglie in una torre più sicura dove la donna patisce pene e sofferenze, sospira e piange e maledice il suo adulterio benedicendolo dentro di sé al tempo stesso. Se da un lato maledice la debolezza della carne umana, dall’altro lato benedice quell’amore che se pur di breve durata l’aveva resa felice e fatta sentire viva. Provvidenzialmente la porta della torre si apre e lei esce in una specie di cortile e non trova ostacoli, sicché raggiunge il porto forse con l’intento di annegarsi e farla finita o forse per cercare la nave provvidenziale. Guarda caso, la nave c’è e lei vi sale sopra, anche se il proposito di salire sulle fiancate e buttarsi a mare non la lascia. La nave salpa e parte e giunge in un porto della Bretagna, che fa parte dei territori di un feudatario di nome Meriaduc. Meriaduc è però anche un soldato in guerra, si è alzato presto per andare a dare battaglia al suo nemico, che non si aspetta un attacco e vede la nave quasi per caso, la raggiunge e dentro trova la protagonista, « bella come una fata ». Sebbene Maria di Francia non fornisca mai indicazioni precise riguardo ai suoi personaggi con descrizioni dettagliate e la loro età, i versi precedenti a quello appena citato fanno presumere che si tratti di una donna giovane, forse coetanea a Guigemar. Non dimentichiamo che nel Medioevo la differenza di età tra moglie e marito poteva essere anche abissale. Meriaduc si innamora di lei e vorrebbe sposarla ma la dama gli risponde che lo amerà e sposerà solo se riuscirà a sciogliere il nodo che ha in cintura.

 

« Udito questo, le rispose adirato:

« In questa terra c’è anche un cavaliere di grande valore:

rifiuta di prendere moglie col pretesto di un camicia che ha un nodo nel lembo destro;

non si può scioglierlo se non con le forbici o col coltello.

Siete stata voi, credo, a fare quel nodo! »

A queste parole essa sospirò e per poco non svenne.

Egli la prese tra le braccia, ruppe i lacci della tunica:

voleva aprire la cintura, ma non poteva riuscirci.

Non vi fu poi cavaliere nel paese a cui egli non facesse tentare la prova.

Le cose restarono a lungo immutate,

fino a che Meriaduc indisse un torneo contro il suo nemico,

invitò ed ospitò molti cavalieri e so che venne anche Guigemar.

Lo aveva pregato, in restituzione di servigi, come amico e compagno d’armi,

di non venirgli meno in quel frangente e di accorrere in suo aiuto.»

(Lais, Maria di Francia, vv. 730-752)

 

Il vero pretesto di Meriaduc è possedere la donna carnalmente, almeno così direbbero i maliziosi del Medioevo e forse anche i moderni, ma indipendentemente da questo l’intento di Meriaduc si può realizzare solo se è davvero Guigemar colui che può liberare la dama dal suo giuramento. Probabilmente l’intento di Meriaduc, indicendo il torneo, è attirare Guigemar per farlo cadere in trappola, si tratta di speculazioni, certo, Maria di Francia non fa cenni alle stesse e prosegue il racconto. Guigemar arriva a destinazione, in quella che potrebbe rivelarsi una trappola e finalmente i due amanti si ricongiungono. La scena d’amore che segue non è proprio gradita a Meriaduc che fa buon viso a cattiva sorte.

 

«Meriaduc li guardava, molto gli dispiaceva quello spettacolo;

ecco che sorridendo si rivolge a Guigemar:

« Signore, - egli dice – se siete d’accordo,

questa fanciulla potrebbe tentare di sciogliere la vostra camicia,

chissà che non ci riesca! ».

L’altro risponde « Va bene! »

Fa venire un ciambellano che teneva in custodia la camicia:

gli ordina di portarla.

Viene data alla giovane [3] che però non riesce a scioglierla.

La signora intanto ha riconosciuto bene il nodo;

in gran tormento è il suo cuore,

perché volentieri farebbe la prova

se solo potesse o osasse.

Meriaduc se ne accorge perfettamente:

né è addolorato come non mai!

« Signora, egli dice, perché non tentate di disfarlo? »

Appena sentito l’invito, prende il lembo della camicia,

e lo scioglie con facilità.

Il cavaliere si meravigliò;

l’ha davvero riconosciuta, ma tuttavia non riusciva ad esserne certo.

Le parlo allora così:

« amica mia, dolce creatura.

Siete davvero voi? Ditemi la verità!

Lasciate che io veda la vostra persona, e la cintura con cui vi cinsi ».

Le mette le mani ai fianchi e trova la cintura

« Bella, esclama, che fortuna avervi trovata qui! Chi vi ci ha portato?»

E lei gli racconta il dolore,

le grandi pene e la tristezza della prigione dove era stata,

e quello che le era accaduto, come era arrivata a fuggirne.

Voleva annegarsi, aveva trovato la nave e c’era montata,

era giunta in quel porto ed il cavaliere l’aveva ospitata.

L’ha trattata con grande onore, ma ogni giorno le faceva offerte d’amore.

Ora è tornata la sua gioia.

« Amico, portate con voi la vostra amante! »

Guigemar si è alzato in piedi

«Signori, egli dice, ascoltate!

Ho ritrovato qui l’amica mia che credevo di aver perduto.

Prego e supplico Meriaduc:

la restituisca a me, di grazia!

Diventerò suo vassallo, lo servirò due o tre anni con cento cavalieri e più »

Allora gli rispose Meriaduc:

«Guigemar, egli dice, mio bell’amico,

Non sono minacciato né afflitto da nessuna guerra

che giustifichi questa offerta.

Io l’ho trovata, quindi me la terrò

E la difenderò contro di voi! »

All’udire queste parole, in fretta ordinò alla sua gente di salire a cavallo

Se ne va di lì e lo sfida,

molto gli duole lasciare la sua amica. »

(Lais, Maria di Francia, vv. 790-856)

Ecco allora che la micidiale trappola scatta, da bravo scacchista l’altro ha approfittato della buona fede e della disponibilità di Guigemar e tutto per una donna! Scoppia la battaglia, ma come in tutti i racconti medievali che si rispettino, nella maggior parte dei casi, il protagonista trionfa, Meriaduc muore e Guigemar può vivere felice e contento con la sua dama.

 

Amor cortese, amor sacro e amor carnale

Sfortunatamente per tutti coloro che credono che il Medioevo sia un periodo dove si vivesse in assoluta castità, tutt’altro, l’amor cortese era un’ipocrisia, ci credevano solo finchè leggevano di dame e cavalieri che si giurano amore e lealtà, ma che vanno a letto dopo aver fatto i conti con qualche non preciso principio morale. Insomma, dovevano in un qualche modo dare sfogo alle fantasie erotiche della gente, ma non solo, i racconti dell’amor cortese raccontano anche un aspetto della realtà storica e quotidiana che si tende a considerare o ignorare a seconda dei casi.

In molti romanzi sull’amor cortese, in realtà non si tratta di amore vero e sacro, ma solo di rapporti carnali tra persone che si sono viste e piaciute, desiderate e che non si sono fatte scrupoli a commettere adulterio, quel peccato così tremendamente condannato e così ardentemente praticato.

Il romanzo cortese diede in breve tempo origine ai romanzi cavallereschi e in entrambe le tipologie di racconto la donna è sempre una tentatrice, una creatura sensuale riluttante a cedere alle prime lusinghe ma poi accondiscendente e passionale.

Le scene di passione e di sesso non sono descritte dettagliatamente ma al lettore non sono nemmeno celate, i personaggi lo fanno e nel medioevo il termine “sesso” non esisteva, all’epoca si usava dire “amare” ed “essere amici” dove l’amico o l’amica sono in realtà amanti e il loro rapporto non è costruito sulle solide basi di una lunga e duratura amicizia o conoscenza, da reciproci interessi o esperienze comuni, ma semplicemente da un rapporto sessuale. Questa è la realtà storica? Durante i miei studi sull’amore cortese ho avuto modo di chiedermi, magari ingenuamente, se davvero la realtà storica ignorava e vietava l’esistenza di sentimenti onesti e genuini come l’amore e l’amicizia così come li si intende oggi? La donna dei romanzi cortesi e cavallereschi non è solo una dama, ma una vera e propria allegoria che rappresenta la femminilità così come era vista all’epoca: la donna è una creatura fatta a matriosca, un’anima dentro l’altra che l’uomo scopre prima adagio poi sempre più rapidamente per arrivare non al suo cuore, ma al suo corpo ed al piacere che ne riceverà. La donna dei romanzi cortesi spesso è una dama, vero, ma pur sempre una donna che rappresenta il sesso femminile, indiscriminatamente dal ceto sociale e questa donna è una macchina di piacere ed un forno per sfornare bambini che un domani sarebbero diventati signori o contadini, a seconda del letto in cui nascevano. Difficilmente la donna dei romanzi medievali è una donna di umili origini, questo perché gli autori (molti anonimi) dovevano scrivere per i loro signori e per avere la loro protezione dovevano scrivere storie che li avessero per protagonisti, nel bene e nel male, purchè trionfassero.

 

Il cavaliere: nobile e coraggioso o seduttore diabolico?

Quanto al cavaliere, sia nei romanzi cortesi sia in quelli cavallereschi, si tratta sempre di un nobile e per lo stesso motivo appena scritto sopra. Questo cavaliere che è il protagonista indiscusso in ogni avventura, sia che le cose gli vadano bene sia che gli vadano male, è un uomo e non solo, rappresenta negativamente la piccola percentuale di membri del sesso maschile presenti nella nobiltà. Non sono uomini i cavalieri descritti dalle chanson d’amour, e dalle chanson de geste, ma sono burattini in mano a delle donne di cui non sanno nulla e a cui ambiscono più di qualsiasi altra cosa. Così Guigemar per amore cambia partito e si schiera contro lo stesso “amico” che gli aveva chiesto aiuto e che lo ha attirato nella trappola, per una donna, quello stesso Meriaduc che dal primo momento in cui vede la protagonista si mette a farle proposte d’amore e che è disposto a tradire per lei, a tradire il legame del giuramento di fedeltà cavalleresco. Nella realtà storica, stando a quanto dice Maria di Francia, probabilmente il legame di fedeltà tra signore e cavaliere contava fino ad un certo punto, contava finchè non capitava il più ridicolo pretesto per violarlo e darsi guerra, fare i propri interessi. Per le donne, in questi romanzi, gli uomini cadono in stati catatonici [4] gravi, deliri furibondi e spesso anche turpiloqui, ma poi cedono, rendendosi ridicoli a tal punto da essere spesso derisi negli stessi romanzi dalla loro stessa casta oltre che dai lettori nella realtà. L’uomo dei romanzi cortesi è un burattino nelle mani di un’avida seduttrice, se vogliamo vedere le cose nel lato più negativo e forse anche il più realistico, non c’è nessuna castità se non nelle parole, ma non nei pensieri e nelle azioni dei protagonisti.

Non si capisce se per scrittore e lettori ci sono giustificazioni per questi adulteri, anche perché la sposa è una ragazzina destinata per convenzione ad un vecchio bavoso e geloso che, per mancanza di virilità dovuta all’età, chiude il tesoretto nella torre sicuro che mai nessuno avrà diritto a usufruirne tranne lui.

Oltretutto, i cavalieri dei romanzi d’amore, dei primi almeno, sono soldati di nobili origini e la cavalleria non è ancora un ordine, una classe sociale con un proprio codice di comportamento e quindi l’amante della dama è spesso un nobile di rango inferiore, legato al marito della stessa da un giuramento di fedeltà e per mezzo del rapporto carnale tra i due, per mezzo dell’amplesso si stipula una specie di patto che consente la scalata sociale del protagonista maschile.

Il protagonista maschile dei romanzi d’amore non sempre è un personaggio nobile e di rango inferiore alla protagonista femminile, a volte è lo stesso signore che si invaghisce della moglie di un proprio vassallo ed è disposto a tutto per averla, o la moglie di un proprio alleato, in uno stile del tutto simile alla leggenda arturiana in cui si narra del tradimento di Uther nei confronti di Gorlois per avere la moglie di questi, Igraine, madre di Morgana e poi di Artù. Viene così a ribadirsi un concetto che non lascia spazio alle interpretazioni: l’uomo, il maschio del Medioevo storico non è solo il burattino oggetto dei desideri femminili, ma anche il seduttore, disposto a tutto per avere la donna che desidera. Si tratta di una duplice personalità che più che mai emerge dai lais e non solo, anche dalle chansons d’amour. Solo a partire da Chretien de Troyes il cavaliere diventa una figura diversa e la sua personalità evolve, tende a raggiungere obiettivi più nobili e spirituali che non terreni e carnali. Anche la donna non manca di questa doppia personalità, volutamente creata dallo scrittore dei romanzi medievali per comunicare ai lettori una realtà ben diversa dall’utopia descritta per far sognare, così la donna è sia una creatura casta sia una vorace seduttrice e Maria di Francia non manca di farlo notare in altri lais.

Note

[1] L'ebano è un legno duro, compatto e scuro che si ricava da diverse specie di alberi del genere Diospyros, della famiglia delle Ebenacee. Con lo stesso termine vengono erroneamente designati anche altri legnami. La qualità di maggior pregio, per il suo colore nero e per la sua grana molto fine, è data dal Diospyros ebenum e dal Diospyros melanoxylon, provenienti dalle Indie.

[2] Si tratta della pelliccia di un animale, un tempo diffuso nell'Europa settentrionale e successivamente scomparso in quelle zone mentre si osserva nell'Asia nord-orientale ancora oggi, sebbene sia ormai una specie protetta ed in via di estinzione.

[3] Si tratta di un personaggio femminile che Maria di Francia presenta come la nipote di Meriaduc.

[4] La catatonia è una sindrome di tipo psichiatrico caratterizzata da anomalie motorie, emotive e comportamentali che può dipendere sia da patologie organiche sia psichiche. Le modalità di manifestazione della catatonia variano. I sintomi più caratterizzanti sono rigidità plastica, acinesia, stupor, manierismi, mutacismo, ripetizione automatica di parole (ecolalia) o frasi ripetute ininterrottamente a disco rotto. In alcuni casi l’immobilità viene improvvisamente interrotta da forti tremori, agitazione e talvolta fughe improvvise. Ovviamente nel Medioevo non conoscevano questa sindrome con questo nome, ma dovevano comunque conoscerne i sintomi e raramente li attribuivano all’amore, ma nella realtà storica erano piuttosto attribuiti a possessioni diaboliche. Il fatto che gli autori dei romanzi cortesi e cavallereschi usino le stesse descrizioni sintomatiche per parlare di amore, non significa che vedessero diversamente la faccenda, ma che piuttosto considerassero certe situazioni come possessioni e che vedessero gli uomini come creature deboli, possedute dall’irreprimibile desiderio sessuale nei confronti di una donna che dovevano avere a tutti i costi.

 

Fonti bibliografiche

  • AA.VV. (1992). Lais di Maria di Francia (II ed., Vol. 24). (G. Angeli, A cura di) Milano, Italia: Pratiche Editrice.
  • Wikipedia. (s.d.). Catatonia, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Catatonia
  • Wikipedia. (s.d.). Ebano, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Ebano

0 commentarium:

Posta un commento

Gentile Viandante, il tuo commento sarà pubblicato non appena approvato dall'Amministratore entro 24h. Si raccomanda di non usare questo spazio per fare commenti o domande su argomenti che non centrano con quanto scritto nel post che ti accingi a commentare. Se hai delle richieste specifiche clicca qui: Scrivici. Non si risponde tramite questo servizio poiché non sempre vi è la certezza che l'utente riceva o legga la risposta. Puoi usare questo spazio anche per esprimere apprezzamenti, nel rispetto delle norme della buona educazione e del regolamento del sito.

Gli utenti che utilizzeranno questo spazio per scrivere insulti a noi o altri utenti del blog, bestemmie o inviare link con virus o materiale illegale, saranno segnalati alla Polizia Postale.