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Il lais della madre pentita (Il Frassino)

Questo lais ha tutto il sapore di una favola medievale, nello stile con cui le conosciamo e le abbiamo sentite raccontare. Si tratta di una storia dove non c’è un tradimento tra moglie e marito, ma tra genitori e figli, molto più grave del primo. La storia è ambientata in Bretagna come altri lais di Maria di Francia e ha come protagonisti due vicini, le cui mogli sono le protagoniste dell’inizio. La storia comincia con la nascita di due gemelli (cosa rara nel Medioevo, ma non impossibile, certo non avevano la genetica). Il padre dei pargoli è felice e lo comunica al suo vicino dicendogli che gliene manderà uno per allevarlo e farlo diventare un buon cavaliere. Viene mandato un messaggero a dare la notizia e il destinatario della notizia sta tenendo banchetto e saputa la notizia se ne rallegra, ma la moglie che è maligna e invidiosa pensa bene di dire la sua, in modo del tutto inopportuno.

 

Ma la moglie del cavaliere,

che sedeva a mensa accanto a lui, rise con sarcasmo,

perché era subdola e altezzosa

e maldicente e invidiosa.

Pronunciò folli parole!

e disse dinanzi a tutti:

« Che Dio mi aiuti, mi meraviglio

che quel galantuomo abbia deciso

di far conoscere a mio marito

la sua vergogna e il suo gran disonore,

cioè che sua moglie ha avuto due figli,

c tutti e due ne sono disonorati!

Sappiamo bene di che si tratta:

mai è stato né sarà

nè avverrà il caso

che in un solo parto

una donna abbia due figli,

ameno che non siano concepiti da due uomini ».

Suo marito la guardò,

molto duramente la biasimò:

« Signora, egli dice, lasciate stare!

Non dovete parlare così!

La verità è che questa dama

ha sempre goduto di buona reputazione ».

Le persone che erano in casa

tennero a mente quelle parole;

vennero ripetute e rese note,

risapute in tutta la Bretagna.

Per questo la dama fu molto odiata;

e in seguito gliene venne gran danno.

Tutte le donne che lo seppero,

povere e ricche, gliene vollero male.

Colui che aveva portato il messaggio

ha riferito tutto al suo signore.

Quando egli lo sentì dire e raccontare,

ne rimase addolorato, non sapeva che fare;

cominciò ad odiare sua moglie

e a sospettarla fortemente,

e molto la tormentava

senza che lei lo meritasse.

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 25-65)

L’idea, nel Medioevo, che per avere due gemelli bisognasse andare con due uomini era piuttosto diffusa. La conoscenza del corpo umano è ancora rudimentale nel XII secolo e si pensava che una donna posse fare un solo figlio alla volta, Mendel non aveva ancora giocato coi piselli per cui non c’erano nemmeno rudimenti di genetica, la paternità andava a somiglianza tanto è vero il detto:

Mater semper certa, pater autem incertus

La madre è sempre certa, il padre invece no.

Così i gemelli omo- o eterozigoti diventavano per forza di cose motivo di sospetto di tradimento e non solo, in taluni casi di sospettava perfino che una tal cosa fosse frutto di un diabolico patto e si tendeva così, purtroppo, ad eliminare uno dei due bambini, spesso che quello che sembrava essere il più forte o, come capita in questo lais e che spero sia più vero della prima possibilità, tendevano, per evitare l’infanticidio e così il peccato, ad abbandonarli nei pressi di monasteri e abbazie dove erano sicuri che avrebbero avuto un sicuro futuro. Infatti, la dama che ha così sparlato orrendamente della sua vicina rimane presto incinta e ha due gemelle, capisce che il male che ha fatto le si è ritorto contro e medita di far sparire una delle due bambine, magari ucciderla, ma siccome questa spregevole azione le viene sconsigliata e una fanciulla si offre di portarla lontano, presso il monastero, ecco che la soluzione per liberarcisi della bambina si presenta.

 

Adesso è disperata,

e fra sé si lamenta:

« Ahimè, dice, che farò?

Perderò onore e dignità per sempre!

Sono infamata, è la verità!

Mio marito e tutti i suoi parenti

non mi crederanno mai, sicuramente,

quando sentiranno questa storia;

perché io stessa mi sono giudicata,

ho oltraggiato tutte le donne.

Non ho forse detto che mai avvenne

e mai si era visto

che una donna partorisse due figli

senza essere stata con due uomini?

Ora ne ho due anch'io! È chiaro,

su di me è ricaduto il peggio!

Chi sparla degli altri e mente

non vede la trave nel suo occhio;

a volte si parla male di persone

che sono più meritevoli di noi.

Per evitare l'infamia,

devo uccidere uno dei bambini;

preferisco rendere conto a Dio

che avere onta e vergogna ».

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 73-95)

La dama aveva al suo séguito una fanciulla di buona famiglia;

da molto tempo la teneva con sé, la educava

e molto l'amava e le voleva bene.

Essa sentì piangere la sua signora,

e lamentarsi forte e dolersi;

ne provò allora un gran dispiacere.

Si recò da lei e si mise a consolarla:

« Signora, le dice, non serve a niente:

smettete di angustiarvi, sarà meglio!

Datemi una delle bambine: ve ne libererò,

in modo che non sarete svergognata

e non la vedrete mai più.

La lascerò in un monastero,

dove la condurrò sana e salva;

qualche buon uomo la troverà:

a Dio piacendo, la farà nutrire ».

La signora ascoltò quelle parole;

ne ebbe un gran sollievo e le promise che,

se le avesse reso un tal servizio,

avrebbe ricevuto una bella ricompensa.

In una pezza di finissimo lino

ecco che avvolgono la piccola,

e sopra le mettono un drappo di seta a rosoni;

il marito della dama glielo aveva portato

da Costantinopoli, dov'era stato:

non se n'era mai visto uno più bello!

Con un nastro

le lega al braccio un grosso anello;

c'era un'oncia d'oro puro,

aveva, incastonato, un rubino,

e attorno c'era una scritta:

almeno, là dove troveranno la bambina,

sapranno con sicurezza che è di nobili origini.

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 100-135)

La bambina viene allora portata presso il monastero, con tutto quel ben di Dio addosso a simboleggiare le sue origini e l’indomani viene notata da una specie di guardiano che la porta a casa dalla figlia e poi parla del tutto alla badessa, la quale si prende l’impegno di allevare e crescere la piccola come una figlia, anche se quando la fanciulla crescerà la considererà una zia. La bambina è stata trovata sotto ad un frassino e per questo verrà chiamata così: Frassino.

Il tempio passa ed ecco che ritroviamo la fanciulla in età da marito e guarda caso qualcuno si innamora di lei:

 

A Dol viveva un gran signore:

né prima né poi ce ne fu uno migliore!

Vi dirò il suo nome:

nel paese lo chiamano Guron.

Sentì parlare della fanciulla

e cominciò ad amarla.

Si recò ad un torneo,

e tornando passò dall'abbazia.

Fece chiedere della fanciulla:

la badessa gliel'ha mostrata.

La vide così bella e raffinata,

saggia, cortese e delicata.

Se non otterrà il suo amore,

sente che ne soffrirà molto.

Angustiato, non sa che fare,

perché, se torna spesso,

la badessa potrebbe accorgersene;

mai più l'avrebbe potuta vedere.

Pensò allora ad un mezzo:

farà doni all'abbazia;

elargirà tanta terra

da renderla ricca per sempre,

perché vuole avere agio di tornare

e avervi ospitalità e dimora.

Per diventare membro della loro comunità,

ha regalato molti suoi beni all'abbazia,

ma il suo scopo non è certo

quello di guadagnarsi l'assoluzione!

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 245-270)

Il cavaliere compra così non l’assoluzione, ma il permesso di andare e venire senza che siano fatte domande inopportune ed imbarazzanti, anche se in ogni caso, non era certo strano nel Medioevo raggiungere il paradiso a suon di soldi!

Dopo aver avuto modo, senza insospettire nessuno, almeno così vuole far credere, il cavaliere si dichiara alla fanciulla e le offre di andare via con lui. Lei accetta e insieme vanno dalla badessa che dopo essersi raccomandata e dopo aver detto tutto alla fanciulla riguardo le sue origini e di come fu trovata le dà i beni che erano presenti nella culla e la fanciulla li custodisce. Eccoli che partono i due innamorati, verso un destino ignoto, ma almeno inizialmente e apparentemente felice, senza ombre di dolore. Poi accade che come spesso succede, la gente non si fa mai i…fatti suoi e cominciano a fare pressioni al loro signore, senza preoccuparsi di dover ricorrere anche al ricatto, di prendere moglie.

A lungo è vissuta con lui,

finché i feudatari

non gliene mossero rimprovero.

Molte volte gli dissero di sposare una gentildonna e di lasciare l'altra;

sarebbero stati lieti che egli avesse un erede

in grado di ereditare la sua terra e i suoi possedimenti.

Molto sarebbero stati danneggiati

se lui avesse rinunciato, per l'amante,

ad aver figli da una moglie.

Non lo vorranno più per signore

né di buon grado lo serviranno

se non farà quello che vogliono.

Il cavaliere ha garantito

che si sposerà, come da loro consigliato:

adesso provvedano a chi scegliere!

« Sire, dicono, qui vicino a noi

c'è un gentiluomo vostro pari;

ha una figlia, che è sua erede:

assieme a lei potrete avere molti possedimenti!

La fanciulla si chiama il Nocciolo;

in questa terra nessuna è più bella di lei.

Per il frassino, che lascerete,

avrete in cambio il nocciolo;

quest'ultimo porta nocciole e piaceri,

mentre il frassino non ha frutti!

Andremo a chiedere la ragazza per voi;

con l'aiuto di Dio, ve la daremo in moglie.»

Cercarono di combinare il matrimonio

e ottennero il consenso delle due parti.

Ahimè! Che sfortuna

che quei gentiluomini non conoscessero

la storia delle ragazze

che erano sorelle gemelle!

Il Frassino è quella che è rimasta nascosta;

l'amico suo ha sposato l'altra.

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 315-350)

Il cavaliere, se avesse un po’ di spina dorsale si potrebbe opporre, ma siccome è debole cede al ricatto e lascia oltretutto ad altri la scelta di portagli qualcosa di meglio, se così possiamo dire, quelli gli combinano le nozze e guarda caso la fortunata è la sorella gemella del Frassino, cioè il Nocciolo che a differenza del Frassino, così dicono, porta frutti e piacere. Maria di Francia doveva aver poca dimestichezza con le piante medicinali e con la botanica in generale. Il Frassino (Fraxinus gen., Oleaceae) è una specie resistente, che riesce a sopravvivere in condizioni ambientali difficili e oltretutto ha spiccate proprietà medicinali: i frutti, le foglie, le radici e la corteccia di frassino hanno proprietà lassativa, diuretica, antinfiammatoria, antireumatica, antiartritica. Dalla linfa che sgorga dalle ferite del tronco di alcune specie, come il F. excelsior ed in special modo il F. ornus, si estrae una sostanza chiamata manna [1]. Il Nocciolo (Corylus avellana, Betulaceae), invece, ha solo i frutti che si mangiano o come tali o come ingredienti e le foglie che sono usate come antiinfiammatori per il contenuto di fenoli e flavonoidi, ma nel Medioevo era conosciuto forse esclusivamente per i frutti ed il loro consumo alimentare. A parte queste nozioni di botanica farmaceutica che in questo contesto non centrano, e rischiano di farci andare fuori strada, il nostro cavaliere ha preferito il nocciolo, alla fonte di manna che probabilmente gli ha mandato la Provvidenza. Se c’è di mezzo la Provvidenza, non tutto deve essere perduto per questo Frassino che è sopravvissuto per merito del buon senso umano delle nutrici della dama che aveva così sparlato della sua vicina per fare forse la sua stessa fine. Arriva il giorno delle nozze e già questa madre che sa che il futuro genero ama un’altra, medita come far sparire quest’ultima.

Gli hanno condotto la sposa.

Sua madre è venuta con lei;

temeva che la fanciulla

tanto amata dal signore

volesse mettere in cattiva luce sua figlia

presso di lui con tutti i mezzi.

La caccerà dalla sua casa;

consiglierà a suo genero

di maritarla a un brav'uomo:

così, dice, se ne sbarazzerà.

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 363-372)

Si tratta sicuramente di una donna con qualche paranoia di troppo, questa madre che per difendere i propri interessi (i matrimoni combinati non erano mai un interesse per gli sposi, ma per le famiglie) è disposta a eliminare una persona che manco conosce. C’è solo da augurarsi e Maria di Francia non ne fa cenno, che il Nocciolo non porti frutti avvelenati dalla sua stessa radice. Il matrimonio avviene, con grande dolore del Frassino e si può vedere un parallelismo sia con la storia di Griselda (che però fu scritta due secoli dopo) e quella della sirenetta di Andersen, dove la protagonista viene scelta ad un’altra, che forse nemmeno ama il protagonista maschile della storia. Oltretutto in questo lais siamo in presenza di un’antagonista quanto mai reale e pronto a tutto per raggiungere il suo scopo.

La ragazza era nelle stanze;

per ciò che vedeva

non mostrò mai di soffrire

né di disperarsi.

Intorno alla sposa, anzi, affabilmente

serviva con molta grazia.

Ne erano molto meravigliati i cavalieri e le dame che la guardavano.

Anche la madre la osservava,

e in cuor suo l'ammirava molto e con affetto;

pensò e disse fra sé che, se avesse saputo com'era,

non l'avrebbe rovinata per sua figlia

e non gli avrebbe tolto il suo signore.

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 375-386)

Io non sopporterei, personalmente, una cosa simile, ma lotterei con tutti i mezzi perché a mio dire sarebbe una grande ingiustizia e forse ragiono così perché sono romantica o forse perché per la mia mentalità sarebbe una vera e propria disgrazia; mi chiedo come il Frassino possa stare all’ombra di un Nocciolo se rispetto ad esso è molto più grande e credo che lo stesso ragionamento lo abbia fatto Maria di Francia per mezzo della madre protagonista che sta meditando, indecisa, se tagliare o meno il problema alla radice. Il destino crudele vuole che il letto dove sarà consumato il matrimonio sia preparato dalla stessa fanciulla che per rendere onore al suo signore, nonostante tutto, sostituisce la grezza coperta messa dai domestici col suo drappo di seta! Ecco che tutto comincia a collimare quando entra la madre.

Quando la camera fu pronta,

la signora vi ha condotto sua figlia.

Vuole metterla a letto,

e le dice di spogliarsi.

Guarda la coperta di seta sul letto,

non ne aveva mai vista una così bella

tranne quella che aveva lasciato

assieme alla bambina che aveva fatto scomparire.

Allora si ricorda di lei:

e un fremito le percorre il cuore.

Chiama il ciambellano:

« Dimmi, sulla tua parola,

dove è stata trovata questa coperta?

- Signora, egli risponde, lo saprete:

la portò la damigella, la stese sulla coltre

perché non le sembrava abbastanza bella.

Penso che il drappo sia suo ».

La signora allora la chiama e lei si presenta.

Si slaccia il mantello e la madre le chiede:

« Mia bell'amica, non mentite,

dove è stata trovata questa coperta?

Com'è arrivata fino a voi? Chi ve l'ha data?

Ditemi, vi prego, chi ve l'ha consegnata! »

La giovane le risponde: « Signora, la zia che mi ha allevata,

la madre badessa che me la diede,

mi raccomandò di conservarla.

Questa coperta e un anello mi lasciarono

quelli che mi diedero ad allevare.

- Bella, posso vedere l'anello?

- Certo, signora, con piacere! »

Allora le ha portato l'anello

e l'altra lo ha osservato a lungo.

L'ha riconosciuto bene,

e anche la coperta che ha visto.

Non ha più dubbi, ormai sa e crede fermamente

che la fanciulla è proprio sua figlia.

Di fronte a tutti esclama, senza nascondere nulla:

« Tu sei mia figlia, mia bell'amica! »

Dall'emozione

cade riversa e sviene.

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 410-452)

Come accadeva un secolo dopo a Dante quando non sapeva più come continuare un canto, così anche Maria di Francia non sa più che far dire a questa madre e la fa svenire. Si tratta di un parallelismo molto debole, ma che esiste.

Di fronte a tutti esclama, senza nascondere nulla:

« Tu sei mia figlia, mia bell'amica! »

Dall'emozione

cade riversa e sviene.

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 449-452)

La terra lagrimosa diede vento,

che balenò una luce vermiglia

la qual mi vinse ciascun sentimento;

e caddi come l’uom cui sonno piglia.

(Inferno, Divina Commedia, Dante Alighieri – Canto III, v. 133-136)

La storia infatti riprende con il racconto della verità di questa madre pentita che chiama il marito e confessa la verità, sì perché nemmeno lui lo sapeva!

- Sire, giacché mi avete concesso il perdono,

ve lo dirò, ascoltatemi!

Tanto tempo fa, per la mia grande malignità,

sparlai orrendamente della mia vicina:

la calunniai per i suoi due bambini.

Ma così calunniai me stessa!

Il vero è che rimasi incinta.

Ebbi due figlie, e ne feci scomparire una;

la feci abbandonare in un monastero

ed assieme a lei misi la nostra coperta

e l'anello che mi avevate regalato

al nostro primo incontro.

Non può più esservi nascosto:

ho ritrovato la coperta e l'anello.

Ho riconosciuto qui nostra figlia,

che avevo perduto per la mia follia;

ed è proprio la fanciulla

così buona, saggia e bella,

amata dal cavaliere

che ha sposato sua sorella. »

Il signore risponde: « Ne sono davvero felice!

Mai sono stato contento come ora

che abbiamo ritrovato nostra figlia!

Grande è la gioia che Dio ci ha dato

prima che il male fosse raddoppiato.

Figlia mia, esclama, venite avanti! »

Molto si rallegrò la fanciulla

all'udire quella storia.

Suo padre non volle frapporre tempo in mezzo:

si recò personalmente dal genero

e condusse anche l'arcivescovo;

gli raccontò quell'avventura.

(Il Frassino, Lais di Maria di Francia – vv. 465-496)

Certamente la fanciulla è contenta di non aver subito altro male, riavrà il suo grande amore. L’indomani il matrimonio sbagliato viene sciolto e viene fatto invece quello giusto e la storia finisce bene, senza morale finale, perché era già contenuta nel testo e come detto all’inizio, molto simile a quella del lais di Equitan. Voglio sperare che questa storia sia del tutto inventata da Maria di Francia, anche se come ho già detto, ogni lais ha il suo fondo di verità e questo lais temo contenga un crudele e triste spunto reale: l’umana irresponsabilità!

Fonti

  • AA.VV. (1992). Lais di Maria di Francia (II ed., Vol. 24). (G. Angeli, A cura di) Milano, Italia: Pratiche Editrice.
  • Wikipedia. (s.d.). Frassino, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Fraxinus
  • Wikipedia. (s.d.). Frassino orno, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Fraxinus_ornus
  • Wikipedia. (s.d.). Manna, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Manna_%28alimento%29
  • Wikipedia. (s.d.). Nocciolo, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Corylus_avellana

Note

[1] Il decotto di manna, sostanza solida bianca-giallastra ricavata dal succo zuccherino che sgorga dalle lesioni della corteccia e che si rapprende rapidamente a contatto dell'aria, raccolta in estate, è un blando purgante, ha anche proprietà bechiche e anticatarrali; può essere usato come collirio nelle congestioni oculari; pezzetti di manna sciolti in bocca lentamente hanno proprietà espettoranti. La coltivazione del frassino da manna risale presumibilmente alla dominazione araba (IX-XI secolo d.C.); il più antico documento che menziona la manna risale al 1080 in un diploma del vescovo di Messina. La Sicilia divenne la maggiore produttrice nella seconda metà dell'Ottocento. Oltre che in Sicilia, la manna veniva coltivata e prodotta anche in Calabria dove esistevano vaste piantagioni nelle comunità Arbëreshë del cosentino fondate dalla famiglia Baffa Trasci a cavallo dell prima e seconda metà del XIX sec. La composizione chimica della manna è molto complessa e dipende da diversi fattori tra cui: qualità, zona di provenienza, l'età del frassino e la sua esposizione, l'andamento stagionale e molti altri fattori. La manna in media contiene il 40-60% di mannitolo o mannite, 8-10% d'umidità, 3-5% glucosio e fruttosio, 12-16% manninotriosio, 6-12% manninotetrosio, 1-3% elementi minerali, 0,5%-0,1% resina e altre sostanze in quantità minori (vitamine, enzimi, mucillagini, pectine, tannini).

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