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La storia di Hellelil e Hildebrand

L’omonimo quadro del pittore inglese Frederick William Burton, noto come The Meeting on the Turret Stairs e tradotto come Incontro sulle scale della torre, è ispirato ad una ballata medievale: Earl Brand. Il pittore, artista, editore e poeta Morris alla fine del XIX secolo ne parlava in una delle sue raccolte di poesie “Poems by the Way”; poesie che hanno in molti casi per oggetto storie ispirate a ballate del periodo medievale.

Burton, Morris e le Child Ballads

Il testo di Morris, cui si ispira molto probabilmente il dipinto di Burton, fa riferimento ad una ballata [1] che a sua volta fa parte di una serie di ballate tradizionali anglosassoni con alcune varianti irlandesi. Alcune di queste ballate sono state rielaborate nei secoli, specie nel XVII e XVIII per cui abbiamo varie versioni della stessa storia. Le ballate furono unite solo nel XIX secolo in un’unica opera da Francis James Child, nota come Child Ballads. La raccolta vanta oltre trecento ballate, numerate progressivamente e le cui varianti vengono indicate con le lettere dell’alfabeto (a, b, ecc.) e non si tratta affatto di racconti per l’infanzia (child in inglese significa anche bambino, figlio) avendo per oggetto tematiche piuttosto forti e adatte ad un pubblico adulto, con una minima preparazione scolastica o accademica. L’ambientazione, il tempo e l’aspetto dei personaggi sono affidati soltanto a dei flash o a pochi accenni casuali; i personaggi, compresi a volte i protagonisti, saltano letteralmente fuori dal nulla quando sono necessari, e scompaiono in modo altrettanto brusco quando hanno esaurito la loro funzione narrativa. I mutamenti di scena e di luogo avvengono all’improvviso, senza alcuna connessione o spiegazione; talvolta una scena si apre nel bel mezzo di un’altra. Il passaggio tra la narrazione ed il dialogo avviene invariabilmente ad un punto cruciale e "strategico" della storia e, per mantenersi in linea con l’andamento vivido della narrazione, il dialogo è chiaro e preciso; non c’è nessun commento, nessuna parola viene sprecata ed anche gli intercalari ("dice", "disse" ecc.) sono ridotti al minimo e quasi sempre appaiono solo per mantenere il ritmo del verso. Spesso, anzi, si è costretti a ricorrere alla logica (e quindi è necessario aver seguito bene lo svolgimento dell’azione) per capire chi è che sta parlando. Altre caratteristiche salienti delle ballate sono il linguaggio estremamente stereotipato [2], la tecnica della ripetizione progressiva e del parallelismo, l’uso frequente dell’iperbole [3] e dell’eufemismo [4]. Quanto agli argomenti, la stragrande maggioranza delle ballate anglo-scozzesi catalogate dal Child è incentrata su fatti di cronaca che si potrebbero definire da giornalismo popolare: storie di tradimenti, vendette e crimini domestici. L’incesto [5], accidentale o consapevole, è all’ordine del giorno. L’opposizione della famiglia ad una relazione amorosa è il casus belli [6] in decine di ballate, tragiche o d’altro genere. In tali contesti, il teorema freudiano si applica alla perfezione: i padri si oppongono al matrimonio delle figlie, le madri cercano di mettere i bastoni fra le ruote ai figli oppure, se non ce la fanno, tormentano invariabilmente le nuore indesiderate, spesso, se sono "esperte" del settore, servendosi di artifici magici (come ad esempio in Willie’s Lady).
La storia di Hellelil e Hildebrand parla di un re che ha otto figli: sette maschi ed una femmina, Hellelil. Il protagonista è in vero la guardia del corpo della fanciulla e i due si innamorano, ma vengono scoperti. Il padre di lei ordina ai figli di uccidere l’inglese (anche se il nome Hildebrand ha origini più germaniche) che non si fa certo intimorire e ne sconfigge ben sei. L’amata però chiede di risparmiare il fratello più giovane e per non morire di disonore lui si uccide e lei morirà a seguito dal dolore della perdita dell’amato. Come tutte le ballate di questo genere, grosso modo risalenti tutte al periodo medievale, la storia riprende un fatto di cronaca, trasformato poi in fiaba o leggenda. I personaggi delle ballate, come vedremo a seguito, specie il protagonista maschile, ha nome Douglas, ma spessissimo è noto come William o con un suo diminutivo. I personaggi storici sarebbero due amanti inseguiti e poi braccati, tali un nobile noto come William e una certa Lady Margaret, nota nelle ballate sia con questo nome ma anche con altri come Anna, Annie o Elinor (dall’inglese Eleanor, da cui potrebbe essere stato creato il nome Hellelil).

I personaggi storici: il prode William e la sua bella prigioniera…

Ci siamo presi la briga di voler andare a vedere chi fossero e quando fossero vissuti. Douglas è un cognome tipico scozzese, ma è anche una regione della Scozia meridionale che tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo divenne una contea importante. Più che al nome di persona dovremmo quindi pensare che il nome della città si stato usato quasi come un soprannome del personaggio e ci siamo concentrati sul nome William e la nostra indagine ci ha portati ad inquadrare (con piccoli margini d’errore) i reali personaggi storici della vicenda. Si tratta di un nobile scozzese della Casata dei Douglas e di una nobile inglese…

Orbene, i conti di Douglas non solo sono tanti con il nome William, ma contano persino origini mitologiche che dall’ottavo secolo avanti cristo arrivano fino a Carlomagno e quando la storia di un casato comincia così, è inevitabile, nella maggior parte dei casi, che i personaggi storici finiscano in un racconto o in una ballata e trasformati in eroi leggendari. Inizialmente i Douglas non erano conti (in inglese earl, titolo anche della ballata earl Brand) ma solo signori (lords) della regione omonima, situata nel sud della Scozia.

Il primo della casata dei Douglas fu William I (fine del XII secolo) che avrebbe sposato una delle sorelle di un tale Freskin of Kerdal ed ebbe con lei ben sei figli maschi ed una femmina, Margaret che però sposò uno scozzese e quindi non può essere stata lei la nostra eroina. L’erede di William I fu Archibald che sposò una Margaret ma egli non è rientrato in alcuna vicenda di cronaca drammatica da meritare di finire in una ballata. Proseguendo nella genealogia dei signori di Douglas fino ad oltre il XIII secolo si trova un solo personaggio di nome William con vicende simili al fatto di cronaca che divenne leggenda. William 'The Hardy', cioè, l’Ardito, Signore di Douglas è del XIII secolo. Nato probabilmente dopo il 1243, era figlio di William Longleg (cioè gambalunga) e della sua seconda moglie Costanza. Della sua infanzia e gioventù sappiamo poco e le fonti non sono chiare sulla sua presunta partecipazione all’ottava crociata del 1270, molti sostengono che sia stato suo padre e non lui a parteciparvi (Chronica Gentis Scotorum). I primi movimenti di William Hardy sono di difficile ricostruzione, ma un documento lo vede attivo già nel 1256 (a soli 13 anni) in una questione riguardante una disputa delle terre dei Douglas, con i loro vicini di Angus. Nel 1274 muoiono il padre, William Longleg, il fratello maggiore, Hugh, e così il nostro William si ritrovò ad avere tutti i beni e i titoli di famiglia in una volta sola. I documenti che lo riguardano fanno un notevole salto temporale e lo ritroviamo nel 1288 già cavaliere (aveva ventisette anni); in quell'anno egli fu chiamato alle armi da Andrew de Moray perché imprigionasse il proprio zio Sir Hugh de Abernethy presso il castello di Douglas. Abernethy era colpevole dell'omocidio di Donnchadh III, Conte di Fife, uno dei sei Guardiani di Scozia[7]. Abernethy morì durante la prigionia nonostante i tentativi di Edoardo I d'Inghilterra di ottenere il suo rilascio. William, dal 1289, viene sempre nominato come Signore di Douglas, quindi un Lord. Quanto alla vita matrimoniale e amorosa di quest’uomo ardito, possiamo dire, che fu piuttosto movimentata. Nel 1288 la sua prima moglie morì di parto dopo aver dato alla luce un maschio, James; il quale diverrà un condottiero noto anche come Black Douglas e sarà uno dei sostenitori di William Wallace per l’indipendenza della Scozia dall’Inghilterra. Lo stesso anno della morte della moglie, William non si ritirò certo in casa a cullare il suo erede, piuttosto, si dedicò alla conquista. Insieme ad un altro cavaliere assediò il castello di Fa'side, presso Tranent. Il maniero era in mano ad Alan la Zouche, I barone la Zouche di Ashby ed alla di lui moglie Eleanor, insieme a loro viveva una giovane vedova Eleanor de Lovaine, discendente di Goffredo III di Lovaine e alla quale re Edoardo I d'Inghilterra aveva dato una discreta dote vedovile. Il marito defunto della giovane non aveva avuto terre solo in Inghilterra, ma anche in Scozia ed Eleonora era salita al nord per riscuotere le proprie rendite, valutata la situazione William rinunciò a razziare il castello preferendo rapire la bella vedova. Pare che Eleonora non fu così scossa o disgustata dal suo rapimento e successivamente pare che lo sposò, ma re Edoardo non fu dello stesso avviso. Il sovrano ordinò allora allo Sceriffo del Northumberland di porre d'assedio tutte le proprietà dei Douglas e di arrestarlo qualora se ne fosse presentata l'occasione. Per essere sicuro di averli fra le mani, Edoardo I mise in oltre in movimento i Guardiani di Scozia ordinando loro di arrestare William e la moglie, ma i Guardiani però non si mossero affatto, William infatti aveva degli agganci entro le loro fila, James Stewart era suo cognato, mentre Alexander Comyn, Conte di Buchan era il cognato di Eleonora, d'altro canto un ordine tanto perentorio dal re d'Inghilterra non poteva averli di certo ben disposti. William non scappò, però, dalla prigionia. Nei primi mesi del 1290 venne incarcerato presso il castello di Knaresborough. La cattività durò davvero poco, in maggio fu liberato dopo che la moglie ebbe spedito una cauzione attraverso quattro emissari, tutti cugini della donna. Edoardo I d'Inghilterra non sembrò serbare ulteriore rancore per William tanto che gli vennero restituite tutte le terre che erano state confiscate precedentemente. La leggenda di Hellelil e Hildebrand basata sulla ballata Earl Brand deve per forza di cose essere stata tratta dal rapimento fortunato di William nei confronti di Eleanor e le coincidenze con altre ballate conferma questa tesi.
Francis James Child, a cui si deve la paternità della messa in opera della raccolta di tutte le ballate in un’unica opera, parla anche di una versione della ballata nota anche come Fair Margaret and Sweet William, molto simile come trama, ma basata su una ballata originale diversa, la numero 74 che ha il titolo omonimo. Anche le ballate 77 “Sweet William's Ghost” e 8 “Erlinton” potrebbero essere basate sulla vicenda di cronaca detta sopra. In vero molte ballate hanno tutte come protagonista un William, talvolta noto anche come Willi (ballata 6, Willi’s Lady) o Billy (diminutivo di William, Ballata n.5, Gil Brenton e ballata n. 110 The Knight and the Shepherd's Daughter) e la vicenda è sempre circa la stessa con le tematiche dell’amore, visto però dal punto di vista non emotivo ma fisico.
Il protagonista maschile in una ballata viene anche nominato Thomas che a sua volta era, guarda caso, chiamato Willie (Lord Thomas and Fair Annet, ballata n. 73) e deve trattarsi sempre della stessa identica persona. La protagonista femminile, invece, sembra cambiare di tanto in tanto e prende a volte il nome di Margaret, altre volte come nell’ultima ballata citata è chiamata anche Anne, Annie o Elinor (versione scozzese del nome Eleonora). Nelle ballate il matrimonio tra il protagonista e la protagonista è sempre un problema non piccolo, un amore contrastato che va a finire nel sangue perché il protagonista maschile storico fu infine catturato, dopo una fatale ribellione a favore della Scozia, e pare che morì nelle prigioni della Torre di Londra alla fine del XIII secolo (1298 ca). Da Eleanor ebbe due figli maschi. Nelle ballate citate qui sopra è possibile intravedere il fatto di cronaca, specie il rapimento e la relazione non approvata dei due, da nessun partito, ad eccezione dei Guardiani di Scozia con i quali erano in buoni rapporti poiché anche nei racconti stessi vi è spesso il rapimento quale casus belli, addirittura in alcune ballate il protagonista maschile non usa mezzi termini nel chiedere alla fanciulla di giacere con lui o vi giace e concepisce con lei un figlio, illegittimo. La versione più vicina alla fiaba è quella che si ritiene l’unica passibile ad un pubblico generale anche non preparato, essendo anche più soft, raccontata come leggenda in cui la guardia del corpo si innamora della bella principessa, ma il loro amore è contrastato e i due finiscono per morirne. Forse Eleanor non si disperò così nella realtà storica quando il suo sposo morì nelle prigioni di Londra a soli 55 anni. Purtroppo nelle ballate il lieto fine non esiste quasi mai, erano racconti per adulti per tempi freddi come la loro morale.

Fonti bibliografiche

Earl of Douglas, Wikipedia, ENG
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch007.htm – altro sito per il testo della ballata
http://www.springthyme.co.uk/ballads/balladtexts/07_EarlBrand.html – testo della ballata, in due versioni possibile ricavate probabilmente da frammenti di manoscritti medievali
William Morris, Wikipedia, ITA

Note

    [1] Componimento letterario in versi di origine popolare (detto anche canzone a ballo), , costituito da più stanze cui si alterna un ritornello. Può essere anche inteso come un racconto in versi di carattere fantastico, originario dell'Inghilterra (sec. XVIII), dove il termine ballad prese a designare gli antichi canti popolari narrativi scozzesi. In musica, componimento che prende il nome dal testo poetico su cui si svolge il canto.
    [2] Impersonale, inespressivo. In linguistica, lo stesso che luogo comune o frase fatta.
    [3] Riferimento metaforico volutamente alterato sul piano della quantità sia per eccesso sia per difetto. Sin. Esagerazione
    [4] La sostituzione di un'espressione propria e abituale con una attenuata o alterata, suggerita da scrupolosità. Contrario dell’Iperbole.
    [5] Secondo Jean Markale, l’incesto non era un argomento tabù più di quanto lo si creda oggi, in riferimento al periodo medievale. Anzi, secondo Markale, esso era l’argomento spesso mascherato tra le righe, volutamente, dai poeti dell’età cortese, in riferimento alle mitologie arturiane ed alla letteratura altomedievale e con più era trasgressivo e con più i lettori lo ricercavano.
    [6] È una locuzione latina il cui significato letterale è occasione della guerra. L'espressione viene spesso usata per indicare un evento addotto a motivazione ufficiale per la dichiarazione di guerra, solitamente diverso o secondario, rispetto alle motivazioni economiche, politiche e sociali che gli storici indicano essere alla base di un determinato conflitto.
    [7] I Guardiani di Scozia erano de facto i capi di stato scozzesi.

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